«DURAN DURAN TRIBUTE ALBUM - Duran Duran» la recensione di Rockol

Duran Duran - DURAN DURAN TRIBUTE ALBUM - la recensione

Recensione del 01 gen 1998

La recensione

Come "ammazzare" il repertorio dei Duran Duran in un modo assolutamente irresistibile? Ci pensa una manciata di band U.S.A. in bilico tra metal, trash-core, ska-punk e chi più ne ha più ne metta a fare giustizia del repertorio di Simon Le Bon e compagni, per giunta maltrattandolo in nome di un ostentato affetto. Chissà cosa ne pensano i Duran, anche se siamo convinti che al gruppo inglese questa attenzione avrà fatto senz’altro piacere. Prendete ad esempio i Goldfinger, che aprono la raccolta con una splendida cover di "Rio", forse uno degli hit più vecchi e conosciuti del gruppo, e via via la trasformano in un inno al cantante hard rock Ronnie James Dio, seguendo i migliori insegnamenti zappiani in quanto a parodie. Oppure gli Home Grown, che ci regalano una versione asciutta e tirata di "Planet earth", seguiti dai Deftones che seguono la lezione degli stessi Duran non stravolgendo più di tanto la mitica "The chaffeur". I Wise Crack si lanciano in una spericolata versione di "Come undone", hit degli ultimi anni del gruppo, rivisitato in versione straelettrica. "Hungry like the wolf" sarebbe una brutta gatta da pelare per tutti, compresi i Reel Big Fish, che ce ne regalano una versione a metà strada tra ska e cocktail music, roba che lascia un po’ perplessi, esattamente come la versione "trashista" di "The reflex" che segue subito dopo, a cura dei Less Than Joke. Arriva anche il momento del pattume di classe, con i Bjorn Again (per chi non li conoscesse sono i cloni australiani degli ABBA) che sfoderano le unghie e le zeppe in "Girls on film". Insomma, si va avanti così, fino ad un’altra versione di "Girls on film", un po’ più corposa della precedente, a cura dei Wesley Willis Flasco che chiude l’album dopo un'altra piccola gemma, le versione di "New religion" firmata dai Mr. T Experience. Insomma gli Stati Uniti non finiscono mai di sorprenderci: dopo aver appurato che i migliori gruppi grunge sono cresciuti a pane e Kiss, eccoci alle prese con le nuove leve punk che da adolescenti si baloccavano con i "nostri" Duran Duran, un male anni ‘80 che pensavamo non fosse andato oltre Red Ronnie e che invece ha fatto vittime anche negli States. E che quindi oggi, come tante altre cose del resto, ci tocca rivalutare....

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