«BACK TO BASICS - Christina Aguilera» la recensione di Rockol

Christina Aguilera - BACK TO BASICS - la recensione

Recensione del 20 set 2006

La recensione

Barbie o Jean Harlow, bambola di plastica o diva dal fascino hollywoodiano? Mah. “Back to basics”, il nuovo ambiziosissimo doppio cd di Christina Aguilera, non scioglie il dubbio. Anzi, lo ingigantisce. Perché i suoi quasi ottanta minuti gorgogliano di segnali contraddittori e fuorvianti, kitsch a palate e unghiate da pantera, mielose ballate da mogliettina innamorata e maliziosità da bad girl impenitente, pruriti erotici e zelo religioso, anonimi prefabbricati musicali e divertenti ricostruzioni d’epoca. La copertina, con la protagonista biondoplatino in posa voluttuosa da star del cinema d’antan, prepara solo in parte ai contenuti del disco: nella prima metà del kolossal (Un musical? Un concept? Che altro?) dei tanto reclamizzati omaggi alla musica degli anni Venti, Trenta e Quaranta non c’è praticamente traccia. La popstar, mente e braccio esecutivo dell’intero progetto, si affida anima e corpo a DJ Premier, corpulento facitore di ritmo che fa a puntino il suo dovere infarcendo di riff, sample e beat elettronici i multitraccia dello studio di registrazione. Gli sguardi al passato e le atmosfere rétro si limitano ai testi inneggianti ai grandi del blues, del soul e del jazz, Otis e Aretha, Billie Holiday ed Ella Fitzgerald, Marvin Gaye e persino John Coltrane (questa poi…ma ben venga, chissà che qualche fan più curioso degli altri non si metta a smanettare su iTunes, su Google o su MySpace alla ricerca di informazioni), con qualche frammento vintage trapiantato nel corpo delle canzoni: quello di “Makes me wanna pray”, uno dei tanti inni alla fede salvifica, riprende il fraseggio squillante e irresistibile di “Glad” dei Traffic, e mr. Winwood in carne e ossa è presente in studio a strimpellare pianoforte e Hammond B-3 su uno dei pezzi forti del programma. Altrove sono riconoscibili, in filigrana,le voci di Gladys Knight e Candi Staton, la chitarra blues di B.B. King, il New Orleans Sound di Allen Toussaint, ma è tutto qui il ritorno alle radici e nel missaggio predominano al solito suoni modernissimi e omogeneizzati (vengono in mente le parole di Bob Dylan…) come si conviene a un disco confezionato per scalare le classifiche e piacere ai dj delle radio. Tra nenie iperzuccherose (“Oh mother”) e r&b più o meno manierati (non male “Back in the day”, incrocio tra colonna sonora black, Temptations e Michael Jackson) l’asso nella manica è il già ben noto singolo “Aint’ no other man”, azzeccatissimo riff introduttivo di ottoni, gran ritmo e una performance vocale esplosiva che non fa rimpiangere le migliori LaBelle. Sì, perché Christina di voce ne ha eccome, e peccato che come tutte o quasi le sue colleghe da Whitney in poi ne abusi ricamando spesso e volentieri leziosi e superflui ghirigori. E’ la sua voglia di strafare, che la spinge addirittura a campionare se stessa (il primo hit “Genie in a bottle”) in quell’imbarazzante peana ai suoi fan che è “Thank you”, a miagolare ripetute promesse d’amore al fresco maritino Jordan Bratman e a mettere in piazza faccende che sarebbe meglio tener private (“F.U.S.S” racconta per filo e per segno i suoi scazzi con l’ex produttore Scott Storch, traditore passato alla corte della nemica Paris Hilton…).
Le trombe scintillanti, i sax malandrini, i microfoni cromati e gli abiti in raso dominano invece il secondo cd, sound orchestrale dai colori seppiati concepito a quattro mani con Linda Perry, la ex 4 Non Blondes che si è reinventata una carriera di enorme successo dietro le quinte. A metà scaletta c’è una sorpresina deliziosa, un blues alla Memphis Minnie o alla Sister Rosetta Tharpe con tanto di voce filtrata e sfrigolii da 78 giri : si intitola “I got trouble”, e peccato sia un fuocherello di breve durata. Anche “Candyman”, con quel suo vocalese alla Andrew Sisters, sprizza solleticanti bollicine, ma poi nel burlesque di “Nasty naughty boy” la Aguilera sembra Jessica Rabbit, più macchiettistica che sexy, e altrove la premiata coppia si fa prendere la mano dall’atmosfera circense del tutto. Alla fine, più che una sophisticated lady d’altri tempi la volitiva Christina fa venire in mente la Madonna di “Hanky panky”. E non ci pensa proprio a rinnegare l’immagine che le ha portato fortuna: si sente ancora una “sporcacciona” (“Still dirrty”, con due erre: “C’è una donna dentro ognuna di noi/che sembra non averne mai abbastanza” gorgheggia nell’omonimo brano) e le piace invitare i ragazzi cattivi a “un piccolo assaggio/dello zucchero che ho sotto la cintura” (ancora “Nasty naughty boy”). Molti fan, soprattutto di sesso maschile, tireranno un sospiro di sollievo.
(Alfredo Marziano)
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