«BEAUCOUP FISH - Underworld» la recensione di Rockol

Underworld - BEAUCOUP FISH - la recensione

Recensione del 16 mar 1999

La recensione

Ci sono voluti tre anni a Underworld per ritornare sulle scene. Un blocco creativo? Sì e no. Sì perché dopo il successo planetario di "Born Slippy" (ricordate il mantra "shouting lager, lager, lager, lager" che punteggiava la tribal techno venata di malinconia del brano più famoso di Trainspotting?) Karl, Rick e Darren si sono trovati in mano una patata bollente come questo hit senza avere alcuna voglia di gestire la popolarità improvvisa piombata addosso al gruppo. No perché di fatto i tre artisti del "mondo sommerso", oltre che a Underworld, hanno molte altre cose a cui pensare, prime fra tutte la gestione di Tomato (un’agenzia di pubblicità, grafica, video etc). In tempi come questi però è pericoloso starsene lontani dalle scene così a lungo. Si rischia di perdere il contatto con ciò che sta accadendo. Sembra, ad ascoltare "Beaucoup fish" che ad Underworld sia successo proprio questo. Già perché, forse per la paura di ripetere "Born slippy", forse con il desiderio di ridefinire i lineamenti della band, Underworld hanno rinunciato a qualsiasi assalto frontale "a la Born slippy" (a parte in "Moaner", che non a caso è stata scritta quasi due anni fa, per la colonna sonora di Batman), preferendo andare a ritroso nel tempo, alla ricerca delle proprie radici, o rifugiarsi in brani "chill out" lontani dalla potenza tribal del loro hit single planetario. Così Darren (il DJ ufficiale del gruppo) ha scoperto il suo amore per la deep house (in "Cups", il pezzo più bello dell’album), mentre Rick e Karl hanno recuperato frammenti di synth pop e disco robotica (vedi "King of snakes", quasi un remake di "I feel love" di Donna Summer). Ciò che non è cambiata è la natura puntiforme del suono di Underworld. L’eclettismo è ancora uno dei punti centrali del disco, anche se questa volta, un po’ perché gli anni sono passati e ci siamo abituati a prodotti eclettici, un po’ perché Underworld non sono più così lucidi nel tessere le trame dei suoni, "Beaucoup fish" non ha la capacità di emozionarci, né a livello fisico (con le accelerazioni techno) né a livello emozionale (con le pause dub, ambient, trip hop), suonando deja vu, delineando un encefalogramma quasi piatto.

TRACKLIST

01. Cups
03. Jumbo
05. Winjer
06. Skym
08. Kittens
09. Push downstairs
11. Moaner
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