«GARDEN RUIN - Calexico» la recensione di Rockol

Calexico - GARDEN RUIN - la recensione

Recensione del 18 apr 2006 a cura di Davide Poliani

La recensione

Sarebbe fin troppo facile parlare di "sorpresa" e "svolta" a proprosito di "Garden ruin", quinta sortita discografica della premiata coppia Burns - Convertino. Sarebbe facile, o forse poco appropriato, perché - nonostante i Calexico abbiano seguito bene o male una serie di codici che hanno permesso a noi ascoltatori di tracciare un fil rouge per collegare tutti i capitoli della loro carriera - i campioni del southwestern rock americano una vera e propria formula non l'hanno mai avuta. Grazie a Dio, viene da dire, visto che proprio grazie all'ecletticità e alla voglia di mettersi in gioco, unite ad un indiscusso talento supportato da una sincera ispirazione, i Calexico sono stati capaci di sfornare dischi sempre di altissimo livello. E' doppiamente piacevole, quindi, ascoltare ciò che Joey e John abbiano saputo fare spostando le coordinate musicali di riferimento dal confine statunitense/messicano verso nord, fino quasi ad arrivare alla Liverpool dei Fab Four o al Canada del mai domito Neil Young: "Garden ruin" si presenta con gli arpeggi acustici e i cori di "Cruel", proseguendo poi con la delicata ballata di "Yours and mine" e la saltellante "Bisbee Blue", passando per le chitarre teste e fragorose di "Letter to Bowie Knife", dove al tremoli "borderline" e riverberi polverosi (che però tornano subito dopo, nella quasi waitsiana "Roka", in coppia con Amparo Sanchez) Burns preferisce feedback e overdrive (su base acustica, ovviamente), le atmosfere smaccatamente pop di "Lucky dime" ed il tappeto di bassi e banjo di "Nom de plume", per concludersi col crescendo chitarristico della polemica "All system red", urlo di dissenso (nella parte finale in senso letterale) che ogni americano in disaccordo con l'attuale inquilino della Casa Bianca potrebbe sottoscrivere. Niente fiati mariachi e pochissime divagazioni strumentali, questa volta, ma una grande attenzione alle melodie e alle strutture della tradizionale canzone pop: chi li ha apprezzati in occasioni più torride e cupe potrebbe storcere il naso, ma chi saprà accostarsi al quinto nato in casa Calexico senza pregiudizi o preconcetti di sorta non potrà che apprezzare. Ed aspettare, impaziente, la prossima mossa dei due dal quartier generale di Tucson, Arizona.

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