Recensioni / 10 mar 2005

Andrea Mirò - ANDREA - la recensione

Recensione di Paola Maraone
ANDREA
Anyway/Columbia (CD)
Brava anche perché sa fare un disco da donna senza usare le seduzioni tipiche della voce femminile. Con il suo timbro ruvido e pulito, deciso, in un certo senso “maschio” (non è un caso che il suo vero nome sia Roberta: lei si fa chiamare Andrea perché quand’era piccola, dice, ne combinava una più di Giamburrasca).
Eppure, dicevamo, questo è un disco da donna: che racconta storie di donne, come in “Hassiba Boulmerka”, dal nome della mezzofondista algerina che ha vinto la medaglia d’oro nei 1500 metri alle Olimpiadi di Barcellona, lottando contro le resistenze degli integralisti islamici che non volevano partecipasse alle gare. O come la iper-nostalgica “Lili Marlen”. Ripassino per chi ne avesse dimenticato l’origine: il testo, di un tale Hans Leip, risale al lontanissimo 1914, la musica con quell’aria marziale, di Norbert Schulze, arriva poco più tardi, ma la canzone non ha successo fino alla Seconda Guerra Mondiale. Coraggiosa e contro ogni moda la scelta di farne la cover; ma del resto Mirò non è tipo da seguire le mode – né lei né Ruggeri, compagno di strada professionale e di vita (i due stanno per avere un figlio), il cui zampino si intravede qua e là. Per esempio in “Credo” e “Previsioni del tempo”, di cui è coautore.
Le musiche: si spazia dalle ballate (“La la la”, il singolo di lancio dell’album; “Una vita migliore”; “Da sola ma non sola”), al rock di “L’ultimo uomo”, alle atmosfere vagamente surreali di “Previsioni del tempo”. Un album a tutto tondo, sfaccettato, complesso e maturo nei testi; l’album di un’italiana che non sembra italiana, di un’artista profonda e sincera, coerente e onesta. Un album che si chiude con la cover di “Heroes”, altra scelta bizzarra, in cui la Mirò canta più androgina (e convincente) che mai. Di nuovo: una donna che non approfitta del fatto di essere donna. Ne conoscete molte?