«WANT TWO - Rufus Wainwright» la recensione di Rockol

Rufus Wainwright - WANT TWO - la recensione

Recensione del 08 mar 2005

La recensione

Il ritorno da un periodo difficile, in cui il mancato successo l’aveva spinto a buttarsi nella droga, è stato così prolifico da generare due dischi. Questa la spiegazione di Rufus Wainwright alla pubblicazione di due volumi del progetto “Want”. Il primo, “Want one”, è uscito a fine 2003. Il secondo, “Want two” arriva adesso in Europa, dopo essere uscito oltreoceano alla fine del 2004.
Il primo era un piccolo capolavoro di equilibro tra tradizione e modernità, tra il recupero della canzone tradizionale popolare america mixato con soluzioni diarrangiamento d’avanguardia. Il secondo è un bel disco, molto più cupo ma anche molto più dispersivo.
E’ un tipo ambizioso, Rufus Wainwright. Era convinto, al suo esordio di diventare quello che invece sono diventati altri suoi colleghi/concorrenti: una star. E’ diventato invece un nome amato dai critici e da pochi e fedeli fan. Un esempio: tra un paio di settimane sarà in Italia. Lui che ha quattro dischi sulle spalle aprirà i concerti degli esordienti Keane, che hanno spaccato all’esordio. Non gli è bastato essere un nome di culto, e questo l’ha quasi distrutto. La rinascita ha generato questa sequela di canzoni di questi due dischi, una sorta di nuovo punto di partenza. Quelle di “Want two” sono molto più “classiche”, e anche un po’ più noiose, di quelle di “Want one”. Si sente tutto l’amore per la musica classica e l’opera di Rufus, come in “This love affair”. Si sentiva anche nel primo volume, per carità, ma la citazione del Bolero in “What a world” era un’altra cosa. Non mancano i richiami al vaudeville e alla tradizione, come nella folkeggiante “Hometown waltz”, o nella lunga e (questa sì) divertente “Old whore’s diet”, che presenta un’altra voce angelica, quella di Antony, pupillo di Lou Reed (che ha accompagnato nell’ultimo tour) e recentemente ricomparso sulla scena da solo con un disco (vedi le news per l’intervista di Rockol) in cui Rufus ricambia il favore. Non mancano neanche l’affermazione della propria omosessualità, come in “Gay messiah”: Rufus non ha mai fatto mistero del suo orientamento sessuale, in diversi punti di “Want two” è quasi diventato una bandiera.
L’impressione generale, però, è quella di un disco di complemento rispetto a “Want one”. Un bel disco, per carità, di uno degli artisti più geniali e poliedrici emersi negli ultimi anni. Ma anche un album che non realizza appieno questo talento, così come succedeva in “Want one” (che già conteneva evidentemente le canzoni migliori della sessione) o nel precedente “Poses”.
Insomma, viva la prolificità ritrovata; viva il ritorno ad una vita più serena e speriamo con tutto il cuore che il mondo della musica tributi a Rufus Wainwright il successo che il suo talento merita. Però “Want two” rischia di non essere il disco adatto, o quantomeno il migliore per ottenere questi risultati.

(Gianni Sibilla) .

“Agnus Dei”
“One you love”
“Peach trees ”
“Little sister”
“Art teacher”
“Hometown waltz ”
“This love affair”
“Gay messiah”
“Memphis skyline”
“Waiting for a dream”
“Crumb by crumb”
“Old whore's diet”
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