«FRANCES THE MUTE - Mars Volta» la recensione di Rockol

Mars Volta - FRANCES THE MUTE - la recensione

Recensione del 06 mar 2005 a cura di Davide Poliani

La recensione

Non hanno paura, Cedric e Omar, di continuare il loro viaggio al termine del rock. Hanno coraggio, i due ex At The Drive In: un coraggio che premia, perché indubbiamente supportato dal talento e dall'ispirazione, ma pur sempre di coraggio si parla.
"Frances the mute", infatti, è l'opera più monumentale che i Mars Volta abbiano consegnato alle stampe fino ad oggi: una sinfonia più che un album (divisa, non a caso, in "movimenti" composti da svariati episodi più che in canzoni vere e proprie), fatta soprattutto di chitarre, ma anche di fiati, archi, percussioni e chi più ne ha più ne metta. Del resto non si lamenti chi li ha sempre guardati con sospetto nel periodo post At the Drive In: il gusto dei due texani per il citazionismo, per la complessità quasi barocca delle strutture e per l'approccio decisamente celebrale alla composizione non è certo una novità.
Per "Frances the mute", però, è come se Cedric e Omar avessere voluto portare al limite - quasi fosse un test - la propria vis creativa: più di un semplice concept album e oltre gli stilemi (neo? post? new?) prog-rock, i Mars Volta ci consegnano un affresco allucinante, un resoconto di un'escursione visionaria nei territori meno battuti dalla musica guidata dalle sei corde.
E allora via, tra aperture latine e impennate rock, tra interludi rumoristici e virate elettroniche. 77 minuti vi sembrano troppi? Dipende: sicuramente, il gusto e la visione di Cedric e Omar non sono compatibili con i gusti di tutti. "Frances the mute" potrebbe anche irritarvi, così maestoso, così "pieno" e così prolisso: anche gli eventuali detrattori del genere dovranno convenire, però, che - nel 2005 - non sono molti i progetti discografici a possedere una tale solidità interna, e - soprattutto - a potrersi fregiare di una tale fattura pur senza passare per mero esercizio di stile.
Sì, perché - prima di ogni cosa - "Frances the mute" è un disco assolutamente "sentito", diretto e viscerale: un disco bello e "scomodo" (più a parlarne che ad ascoltarlo), scontroso e affascinante come il gruppo che l'ha scritto. Gruppo che, ormai, sembra essere pronto ad affrancarsi dall'accogliente limbo delle "cult band" per approdare - si spera - a qualcosa di più...

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