«BACK TO BEDLAM - James Blunt» la recensione di Rockol

James Blunt - BACK TO BEDLAM - la recensione

Recensione del 20 feb 2005 a cura di Luca Bernini

La recensione

Gioca bene le sue carte, James Blunt, in questo album d’esordio onesto e disarmante, fatto “soltanto” di 10 canzoni semplici, prevalentemente acustiche e registrate con un gusto tutto particolare per il grande pop-rock degli anni ’60 e ’70. “Back to bedlam” potrebbe sembrare un disco vintage, al primo ascolto, e del resto il mondo musicale a cui Blunt si ispira sembra essere proprio quello: un immaginario crocevia tra la lezione dei Beach Boys e quella di Elton John da un lato, e la vena acustico-romantica che accomuna Jeff Buckley, David Gray e Damien Rice dall’altro. Senza dimenticare dei forti riferimenti al suono più country della west coast come ai Led Zeppelin di Bron-y-Aur.
L’elemento che, in un contesto simile, gioca ancora di più a fare la differenza è, neanche a dirlo, la voce di Blunt, davvero particolare. Una voce alta, stridula, sostenuta da un marcato accento, a tratti sin troppo elegante, eppure capace di fare egregiamente il suo dovere, caratterizzando in modo inconfondibile le canzoni di questo album d’esordio. Che, per il resto, vivono di testi interessanti, a volte crudi (“Goodbye my lover” racconta di un addio in termini molto diretti) e risentiti (“Wisemen”), altre volte squisitamente romantici ( è il caso dell’iniziale “High” e della successiva “You’re beautiful”, ma anche di “Cry”) o capaci di tratteggiare in poche parole personaggi (“Billy” e “So long, Jimmy”, quest’ultima ispirata da Jimi Hendrix) e stati d’animo (“No bravery”, il brano conclusivo dell’album – e l’unico prodotto da Linda Perry – è un testo desolante dedicato alle vittime della guerra del Kosovo).
“Back to bedlam” è un album fatto di poche cose, che però sono in grado di valorizzarsi l’un l’altra: parole, voce, strumenti e arrangiamenti da classico pop-rock album (pianoforte, chitarre elettriche e acustiche, quel po’ di batteria che non guasta, cori), melodie capaci di rimanere impresse da subito. Da parte di critica e (soprattutto) industria, “Back to bedlam” ha fatto gridare subito al capolavoro e al disco “destinato a entrare tra i classici della musica pop contemporanea”: parole esagerate per definire un buon esordio come questo. James Blunt è senza dubbio un artista interessante, e merita di essere seguito con attenzione. Ma a volte è proprio creando aspettative eccessive di questo tipo, che si demoliscono incoscientemente buoni dischi e ottimi talenti.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.