«HAFLA - Khaled» la recensione di Rockol

Khaled - HAFLA - la recensione

Recensione del 13 mag 1998

La recensione

Un live che ripercorre la carriera di Khaled ci voleva, visto che per troppo tempo la fama "naz-pop"di questo artista è stata ingiustamente legata al solo brano "Didi", quasi che non avesse scritto nient’altro. E invece Khaled ha alle spalle anni e anni di musica, che l’hanno portato più volte ad essere definito "il re del rai" per tutto il mondo arabo e per quella parte di Europa, sempre più numerosa, che inizia adesso a convertirsi ai suoni (e ai piatti) del Maghreb. "Hafla" parte con "Didi", accolta con entusiasmo dai presenti, e passa poi attraverso la produzione più e meno recente del grande artista algerino, che ci regala vere e proprie perle come "Aicha", "Sahra", "Abdel Kader", e poi ancora "N’ssi N’ssi", "Lillah" e "Mauvais sang". E’ un disco che suscita momenti di pura delizia e altri di sincera perplessità (a volte i brani sembrano sinceramente troppo simili per potersi permettere il lusso di appartenere ad un pur unico genere), che comunque testimonia in modo più che eloquente lo stile unico e inconfondibile di Khaled, il suo vibrato naturale in una voce che mette i brividi. Ascoltatelo mentre spinge la sua voce sulle antiche strade musicali da cui proviene in "Mauvais sang"; bastano quei due minuti di introduzione per fare capire quale sia il mondo frequentato da Khaled, da dove provenga l’enorme energia che emerge da quell’ugola celebrata ormai quasi come una leggenda. Idolo dei suoi connazionali, che siano o non siano in esilio, Khaled lascia da parte in quel momento la tutto sommato facile (anche se magica) contaminazione cui si è dedicato negli ultimi anni per riproporsi come il cantante delle feste, degli appuntamenti clandestini, dei matrimoni. Mille modi di cantare l’amore, quelli di Khaled, ma sempre comunque con un sottofondo di gioia a farla da padrone, a tessere le fila di una celebrazione che va oltre la dimensione terrena per diventare anche unione alle divinità. Peccato che non la pensino proprio così gli integralisti islamici che da diversi anni ne minacciano la persona. "Hafla", in un certo senso, è una risposta anche a loro: è il documento della tournée intrapresa da un uomo la cui vita è costantemente in pericolo. C’è libertà nella musica di Khaled, nel suo voler essere sin troppo aperto alla contaminazione, finendo per deludere tutti i ‘terzomondisti’ a oltranza che amano a seconda della provenienza geografica. Scomodo anche in questo, sublime e disonesto ciarlatano pop, nelle cui corde vocali batterà comunque per tutta la vita il vero animo del rai. Il dilemma Khaled è tutto qui, ma la sua musica è troppo importante per poter essere ignorata.

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