«IL SILENZIO & LO SPIRITO - Eugenio Finardi» la recensione di Rockol

Eugenio Finardi - IL SILENZIO & LO SPIRITO - la recensione

Recensione del 24 dic 2003 a cura di Paola Maraone

La recensione

Un laico che canta musica sacra può essere a) ridicolo; b) credibile. L’esperimento che quest’album rappresenta si colloca a buon diritto nella seconda categoria: suona intenso, sincero, emozionante.
“Il silenzio & lo spirito” è una rilettura di brani nati “per celebrare il Divino”, o giù di lì. Meglio di mille spiegazioni è il pezzo che apre l’album, “Oceano di silenzio” di Franco Battiato, che in poche parole sintetizza il senso del progetto: “Un Oceano di silenzio scorre lento senza centro né principio/ cosa avrei visto del mondo senza questa luce che illumina i miei pensieri neri. Quanta pace trova l'anima dentro/ scorre lento il tempo di altre leggi, di un'altra dimensione/ e scendo dentro un Oceano di silenzio/ sempre in calma”.
Seguono pezzi (dai traditional al pop, alla musica classica) che hanno come denominatore comune un elemento essenziale: quello di favorire la meditazione e di ispirare un percorso di riflessione. Così il secondo brano è la bellissima “The land of plenty” di Leonard Cohen, che peraltro è l’unico autore a comparire due volte nell’album (la seconda è con “Hallelujah”), un pezzo caro da anni a Finardi. Ma poi ci sono anche “Il ritorno di Giuseppe”, novella mistica di De André (che in fondo, a Cohen, è molto vicino), una celebre corale dalla Cantata 147 di Bach, e un pezzo (“Danza di Eolo”) tutto strumentale, suonato con le zampogne che un tempo erano considerate strumento del diavolo. Dissacrante? No, più che altro illuminante. Colpisce in particolar modo il rigore con cui Finardi e i suoi (gli altri sono Francesco Saverio Porciello, Vittorio Cosma, Giancarlo Parisi) hanno “spogliato” i pezzi in scaletta, affrontando gli spartiti orginali con un enorme rispetto di fondo e soprattutto con il desiderio di studiare il testo fin nei minimi dettagli, per rifarli à la Finardi senza che nessuno degli autori si offendesse. Oltre alle 9 cover (tra cui spicca la peculiare “Ave Maria Fadista”, dal repertorio di una grande artista: Amalia Rodrigues) ci sono quattro brani originali, composti per l’occasione, che ben si mescolano al resto del percorso: il risultato è un concerto di Natale sui generis, che va ben oltre il tempo del panettone; da ascoltare, potendolo fare, dal vivo (di qui a primavera sarà riproposto in molti luoghi d’Italia). In alternativa questo cd è un ottimo succedaneo – e non perdete i contributi video, che raccontano un Finardi un po’ diverso da come lo conoscete.

Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.