«FATHERFUCKER - Peaches» la recensione di Rockol

Peaches - FATHERFUCKER - la recensione

Recensione del 29 ott 2003 a cura di Giuseppe Fabris

La recensione

Tra le starlette del pop statunitense si sta imponendo la moda dello “sporco e cattivo”: una volta si proponevano come ragazzine pudiche, che manifestavano ai quattro venti la propria verginità; ora fanno di tutto per apparire aggressivamente sexy. Esempi lampanti sono le recenti “conversioni” di Christina Aguilera e Britney Spears da dolci e candide college-girl a vamp sprizzanti peccato e voluttuosità. L’obiettivo sembra essere quello di diventare la più peccaminosa cantante sulla piazza… Se non basta il bacio lesbico con la matrona Madonna, bisogna trovare qualcuno che porti la trasgressione ad nuovo livello.
Ed è così che le più quotate pop-star d’oltreoceano si sono trovate a fare la corte ad una musicista fino a qualche tempo fa semisconosciuta. E’ di origine canadese, ma da qualche anno vive a Berlino e si firma con lo pseudonimo di Peaches. E’ l’autrice di uno dei dischi più irriverenti dell’anno: “Fatherfucker”.
Il disco (il titolo è stato scelto per capovolgere al maschile il tipico insulto “motherfucker”) si apre con uno sprezzante faccia a faccia con la ragazza cattiva degli anni ’80: Joan Jett. Viene ripreso il ritornello di “Bad reputation” (contenuto nell’omonimo album di debutto della cantante statunitense): Joan canta “I don’t give a damn of my reputation”. Peaches la sotterra sotto un muro di “Fuck” e “Shit”.
Nonostante l’attacco, “Fatherfucker” non è un album prettamente rock, ma lascia spazio ad un’elettronica molto scarna che fa da base alle rime di Peaches. In questo stile troviamo la serrata “I’m the kinda” (in cui esclama “I’m the kind of bitch that you wanna get with”), o la seguente “I U she”.
“Kick it”, il duetto che ha inaugurato la collaborazione tra Peaches e Iggy Pop (culminata nella partecipazione a “Skull ring” – vedi recensioni), ci riporta in ambito rock, e ci mostra un’iguana in piena sintonia con la nostra “pesca”. Molto più vicine alla dancehall sono invece “Tombstone, baby” e “Stuff me up”, quest’ultima scritta assieme ad un altro artista della Candian Crew (gruppo di musicisti canadesi che hanno base a Berlino): Taylor Savvy.
Al di là dei generi musicali adoperati, Peaches punta tutta la sua aggressivita nelle liriche ricche di insulti, doppi sensi e inviti sessuali. Una carellata di oscenità che rendono divertente e ironica una formula musicale non sempre coinvolgente, ma comunque scossa dall’interpretazione rabbiosa e sorniona della musicista canadese .
“Fatherfucker” risulta così un album difficilmente digeribile da chi non volesse accettare con un sorriso le stravaganze di questa ragazza barbuta e della sua gang di facce da schiaffi, donne discinte e rapper teutonici. Un disco ironico e volgare come la sua autrice, lontana mille miglia dalle Christina e Britney.

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