«CHE FANTASTICA STORIA E' LA VITA - Antonello Venditti» la recensione di Rockol

Antonello Venditti - CHE FANTASTICA STORIA E' LA VITA - la recensione

Recensione del 28 ott 2003

La recensione

Per rubare un titolo a Baglioni, questo disco va veramente oltre.
Sul fatto che la vita sia una fantastica storia si può anche essere d’accordo: non altrettanto si può dire dell’ultimo album di Venditti. Tacciano, per una volta, i fan indignati! Lo siamo (stati?) anche noi e continuiamo a stimare il Core de Roma, capace come e più di altri di raccontare esistenze, passioni, storie minime.
Ma permettete, tutti, una domanda: quest’uomo si è dimenticato come si scrive un buon testo? Quelli degli 8-e-non-uno-di-più brani che compongono l’album lasciano un po’ a desiderare. Con un’aggravante. Antonello si autodenuncia: “Mi chiamo Antonio e faccio il cantautore”, esordisce sicuro a pagina 1, riga 1, cioè all’inizio del singolo che dà il titolo all’album.
Okay, pensa l’ascoltatore. Allora fammi vedere di cosa sei capace, Antonio cantautore. E lui che fa? Si scava la fossa. Prosegue il testo: “Mi chiamo Laura e sono laureata” (ehm. E darle un altro nome, magari?) “Dopo mille concorsi faccio l’impiegata/ E mio padre e mia madre… una sola pensione… fanno crescere Luca, il mio unico amore”. Ehm, ehm. E ancora, con fare nonchalante: “Mi chiamano Gesù e faccio il pescatore” (maddai!), e poi: “Mi chiamo Aisha come una canzone/ Sono la quarta di tremila persone” (ma che vuol dire?).
Avanti con le perle nel brano successivo, “Io e mio fratello”, in duo con l’eterno nemico/amico Francesco De Gregori, che in questo caso è l’autore del testo. Certo che le cose migliori Francesco se le tiene per sé: “Sono Antonello, angelo in mezzo al fuoco”, fa cantilena, mistico, al nostro uomo. “Sono Antonello, diavolo fuori gioco/ E come il diavolo suono il violino/ E a viso aperto ti verso il vino/ E sotto il tavolo faccio il piedino a quella che sta con te”. Qualcuno lo fermi, pensa l’ascoltatore.
Ma no: quello prosegue imperterrito, e in “Non c’è male” (ritornello: “Non c’è male/ Non c’è male”) azzarda: “Mi sento veramente utile” (non è vero). Il brano, negli intenti di Antonello, è un po’ una nuova “Bella ciao”: “Sono figlio del vento perché mio padre faceva il partigiano”, deduce lui, e poi spiega: “C’è una bomba in stato interessante dentro ogni povero deficiente”. Ma come, una bomba incinta? Le cose migliorano un po’ nella ballata “Con che cuore”, in cui Venditti ammette: “Questo mondo ormai corre ed io non ho velocità”, mentre in “Estate rubino” passa alla riflessione di tipo meteorologico/esistenziale: “Io aspetto il sole su di noi/ Come un gigante assassino salverà gli eroi” (ma che razza di similitudine è?). Poi si arriva a “Ruba”, che non è male (ma è stato scritto 30 anni fa per Mia Martini); si chiude il cerchio con una lunghissima versione jazzata di “Che fantastica storia è la vita” (più di otto minuti).
Pensa l’ascoltatore, arrivato in fondo: almeno fossero fenomenali le musiche… ma non è così. E l’unico brano che funziona davvero si intitola “Lacrime di pioggia”: è il terzo della tracklist. Ne parliamo adesso, per chiudere la recensione con una nota positiva. Che però non serve a salvare il disco. Per rubare un titolo a Eros: se bastasse una sola canzone…


(Paola Maraone)

TRACKLIST

02. Io e mio fratello (con Francesco De Gregori)
04. Non c’è male
07. Ruba
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