«ST. ANGER - Metallica» la recensione di Rockol

Metallica - ST. ANGER - la recensione

Recensione del 17 giu 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

I corsi e ricorsi della musica non tradiscono mai. A quanti gruppi è capitato di partire, avere successo, cercare nuove strade, perdere la retta via, incontrare problemi e tornare a casa? Tanti, e la lista delle band che dopo periodi non esaltanti cercano il loro “suono originario” è lunghissima. Ora aggiungete pure i Metallica.
“St. Anger” è il primo disco di inediti in sei anni per la più nota metal-band americana; segue un periodo turbolento, dopo la causa a Napster, il periodo di riabilitazione del cantante James Hetfield e dopo l’uscita dal gruppo del bassista Jason Newsted. E segue una serie di dischi (“Load”, “Re-load”, Le cover di “Garage Inc.” e il metallo sinfonico di “S&M”) che non hanno ricevuto i tributi di vendita e di critica dell’osannatissimo “Black album”.
Ecco allora che Hetfield, Lars Ulrich e James Hetfield, insieme a Bob Rock (produttore della band che in studio suona il basso; ma ora il suo posto è di Robert Trujillo, nuovo membro stabile) sfornano un disco duro, pestato e veloce, che sembra riportare il gruppo molto vicino ai primi dischi. Se sentite il singolo e title track capirete di che pasta sono fatti i Metallica 2003. Melodia, certo, ma incastonata tra accelerazioni furiose, chitarre roboanti e una batteria che suona come un martello su un tamburo di latta. E questo è il suono di tutto il disco: non c’è traccia di ballata, nessun assolo di chitarra…
Insomma, è come se i Metallica dovessero riaffermare che i più duri sono ancora loro. Il gioco riesce, e sicuramente piacerà ai fan più intransigenti, allontanando quelli che invece si erano avvicinato ascoltando “Nothing else matters”. Anche se il paradosso è proprio qua: i Metallica tornano alle origini, ma il suono che li ha resi delle star planetarie non è questo. Questo è un suono che si avvicina a quello che li ha resi i numeri 1 del metallo, ma del metallo di nicchia. In fin dei conti sono scelte, legittime come tante altre. Ma, personalmente, riteniamo che i Metallica più dirompenti fossero quelli che al momento giusto sapevano rallentare, e stupirti. Non che “St. Anger” sia brutto. Anzi, riafferma le capacità di questa band che qualcuno dava per scomparsa. Ma in certi momenti si ha un po’ l’impressione che facciano i duri proprio per ottenere quest’effetto.

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