«VULNERABLE - Tricky» la recensione di Rockol

Tricky - VULNERABLE - la recensione

Recensione del 23 mag 2003

La recensione

A quanto pare, il principe delle tenebre sembra aver deciso di aprire le finestre della sua buia dimora per far entrare la luce. "Vulnerable" viene presentato come un ulteriore allontanamento di Tricky dalla claustrofobia di "Pre-millennium tension" e "Angels with dirty faces". Lui stesso dichiara che il suo umore è migliorato da quando si è trasferito a Los Angeles. Sarà, ma nella sua musica le nuvole del cielo di Bristol restano ben visibili. Basta prendere la sua cover di "Dear God" degli XTC per rendersene conto. Sulla carta, l'umorismo britannico di Andy Partridge potrebbe essere un buon antidoto alla paranoia apocalittica di Tricky. Ma la canzone è pur sempre una lettera a Dio decisamente amara e polemica ("se c'è una cosa in cui non credo sei tu" è la lapidaria conclusione). Tricky la priva dei ghirigori armonici tanto cari al suo autore, trasformandola in una cantilena monocorde a due voci: la sua, bassa, sensuale e minacciosa, e quella di Costanza Francavilla, una presenza costante nel disco, perfetta controparte femminile che stempera l'aggressività del padrone di casa e ne raddoppia la sensualità. Non è opprimente come certi episodi passati del musicista di Bristol ma non è certo roba da "Top of the pops". L'umore dominante dell'album è proprio questo: una versione un po' più leggera di Tricky, forse emotivamente meno carica, ma non radicalmente diversa. Anche il metodo di lavoro non sembra rivoluzionato dai tempi di "Maxinquaye": materiali accostati con la logica di un hip-hopper liberato dalla necessità di dover costruire un tappeto ritmico per le parole di un rapper. La differenza maggiore è che il Tricky di oggi si è lasciato indietro anche il beat lento che è stato il marchio caratteristico del trip-hop (ma non ha dimenticato nulla di tutto questo, come dimostrano pezzi come "The Love Cats" o "Hollow") e ha la padronanza per inserire un po' di tutto nella trama dei suoi brani. Arrivano così le durezze rock del riffaccio su due accordi di "How high" e di "Where I'm from" ma anche la maggiore linearità del singolo "Antimatter" e il finale strumentale di "Search and survive". Alla fine "Vulnerable" dimostra soprattutto che Tricky resta un cane sciolto, con una propria visione della musica, accostabile a quella dei vecchi compari di Bristol ma con tratti distintivi netti. Probabilmente non è più il faro che indica la direzione del futuro della musica (come poteva sembrare qualche anno fa) ma neanche un bluff destinato a sparire con gli inevitabili cambi delle mode. Che "Vulnerable" sia un esemplare della famosa categoria dei "dischi di transizione"?

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. Stay
08. Hollow
09. Moody
13. Search and survive
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