«THE TROUBLE WITH BEING MYSELF - Macy Gray» la recensione di Rockol

Macy Gray - THE TROUBLE WITH BEING MYSELF - la recensione

Recensione del 22 mag 2003

La recensione

Il problema - se sei Macy Gray - è che non importa quanti dischi pubblichi; ogni volta qualcuno farà un paragone con il tuo album d’esordio, che s’intitola “On how life is” ed è talmente straordinario da rendere imprescindibili i confronti successivi.
Il problema – se sei Macy Gray – è che qualunque stile provi a usare, qualunque trasformazione tu t’imponga, la prima cosa che si noterà di te sarà la voce. Quella voce bizzarra, un po’ buffa un po’ sexy, pastosa e avvolgente, “più sabbia che ghiaia”, sporca: irresistibile. Quella voce tanto straordinaria da essere imprescindibile - proprio come il tuo album d’esordio.
Il problema – se sei Macy Gray – è che il tuo carattere bizzoso e stravagante rischia, di tanto in tanto, di superare per fama il tuo talento come artista. E la gente - che è piccola e ordinaria, come la maggior parte delle cose di questo mondo - potrebbe anche dimenticarsi delle tue canzoni straordinarie: ma stai certa ricorderà per anni le tue bizze, le tue assurde dichiarazioni, i pubblici insulti contro l’inno nazionale americano.
Detto ciò, essere Macy Gray ha anche alcuni (molti) aspetti positivi. Se sei Macy Gray, vuol dire che sei anche brava. Il tuo terzo album è un lavoro maturo, pensato, “che riflette la tua crescita come donna consapevole e autonoma oltre che come artista” - il luogo comune in questo caso calza a pennello.
Se sei Macy Gray hai trentatré anni, tre figli e tremila storie da raccontare. Lo fai - senza dimenticare i tuoi punti di riferimento: Sly Stone, Prince, Parliament, Cameo; ma anche Aretha Franklin e James Brown - in un album che vira un pochino verso l’hip hop, ma non trascura il funky e il soul (che poi sono le tue antiche passioni).
Se sei Macy Gray resti una delle artiste (donne) più interessanti in circolazione. Ti si può ancora chiamare genio del pop. Sei sempre capace di produrre e cantare canzoni che un americano chiamerebbe “infectious”: si attaccano alle orecchie dell’ascoltatore e funzionano, funzionano, funzionano. Qualche esempio? “When I see you”, singolo di lancio dell’album, o “She ain’t right for you”, di grandissimo impatto, o anche “She don’t write songs about you”, allegra e buffa.
Se sei Macy Gray, continuerai a dare il meglio di te dal vivo, dove comunichi col corpo oltre che con la voce. Sarai fiera di te ancora per molti anni. A tratti ti troverai un po’ troppo impegnativa, e desidererai avere una vita più facile, un carattere più calmo, un momento di quiete ogni tanto. Ti fermerai a riflettere, alzerai un sopracciglio. Dirai: sapevo quel che dicevo, quando ho intitolato il mio album “The trouble with being myself”.

(Paola Maraone)
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