«14 SHADES OF GREY - Staind» la recensione di Rockol

Staind - 14 SHADES OF GREY - la recensione

Recensione del 21 mag 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Recensendo il predecessore di questo “14 shades of grey”, il pluridecorato “Break the cycle”, ci si chiedeva due cose: il perché di tanto successo in America e se se questo successo si sarebbe ripetuto anche in Italia.
Oggi, anche alla luce di questo nuovo album, si possono dare risposte più meditate. La prima risposta è che, no, gli Staind non hanno ripetuto questo successo in Italia: sono diventati un gruppo di culto, perché il rock, questo tipo di rock duro, da noi fa fatica ad imporsi (scusate la considerazione ovvia). Ma bisogna comunque aggiungere che una componente fondamentale dell’identità del gruppo sta nei testi, che provano ad elaborare sofferte riflessioni esistenziali e personali, e che ovviamente questa componente è molto più immediata per un ascoltatore di lingua inglese: questo completa il quadro.
Per quanto riguarda il primo interrogativo, la risposta parte proprio da quest’ultima considerazione. Questo nuovo album replica, con qualche variazione ed aggiornamento – una formula ben precisa già consolidata proprio in “Break the cycle”: hard rock tirato ma dalla fortissima componente emotiva, nella melodia e nei temi affrontati nei testi. Sentite le aperture del singolo “Price to play” (il prezzo da pagare e per suonare è ovviamente quello del successo) o la ballatona “Zoe Jane”, che Aaron Lewis dedica alla figlia: pochi altri gruppi sono capaci di unire in modo così efficace rabbia ed espressività malinconica, giocando sui contrasti tra vuoti e pieni. Certo, non hanno inventato nulla, e passare da momenti tranquilli a poderose schitarrate ed epiche melodie è un vecchio trucco da marpioni del rock. Però agli Staind il giochino riesce parecchio bene, anche in questo album così come nel precedente.
Insomma, gli Staind hanno centrato il primo bersaglio, offrendo un disco musicalmente degno delle aspettative che circonda il gruppo: un valido – anche se non necessariamente innovativo - del buon disco che li ha lanciati nell’Olimpo del rock. Il secondo bersaglio, quello della ripetizione dei numeri di vendita, è da verificare e in fin dei conti riguarda più l’industria che non gli ascoltatori.

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