«HAIL TO THE THIEF - Radiohead» la recensione di Rockol

Radiohead - HAIL TO THE THIEF - la recensione

Recensione del 06 giu 2003 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Prima considerazione, banalissima: pochi gruppi oggi sono capaci di calamitare l’attenzione del pubblico rock quanto i Radiohead. Lo dimostra il rumore che ha suscitato la comparsa in rete di “Hail to the thief” con tre mesi di anticipo sull’uscita nei negozi (vedi news).
Seconda considerazione. I Radiohead hanno reagito a quest’ultimo evento in modo – se vogliamo – un po’ scomposto. Prima dichiarando che non gli importava di essere stati “piratati”. Poi rimangiandosi queste parole perché – sostenevano – i brani finiti in rete non erano nella versione definitiva. A ragion veduta, qualche motivo ce l’avevano. Perché la versione finale di “Hail to the thief” è diversa da quella circolata in MP3 qualche mese fa. I Cambiamenti tra l’una e l’altra sono dettagli, se vogliamo: sfumature sonore, brani con diversi impasti, suoni aggiunti qua e là. Ma è soprattutto dai dettagli che si vede la grandezza di un gruppo, e questo è valido soprattutto per i Radiohead.
Terza considerazione: ascoltando “Hail to thief” oggi, nella sua versione definitiva, si possono fare più o meno le stesse considerazioni che scrivemmo a caldo quando il disco iniziò a circolare in rete (vedi news):. E’ un disco sicuramente più 'facile' di “Kid A” e “Amnesiac”, con in generale un’atmosfera più diretta e con più chitarre, che possono far pensare ad un parziale ritorno ai suoni più diretti ma sempre sperimentali di “Ok computer”.
Avendo ascoltato il disco con un po’ più di calma, ed avendo avuto la possibilità di parlarne con la band (si veda l’intervista a Ed O’Brien e Phil Selway pubblicata nei giorni scorsi), possiamo aggiungere che “Hail to the thief” è un album che fa lezione del passato per guardare al futuro, recuperando almeno parzialmente quella “forma-canzone” spesso tralasciata.
E’ fuorviante paragonarlo troppo ad altri dischi della band. Perché è vero che le sperimentazioni elettroniche “Backdrifts” e “The gloaming” ricordando alcuni momenti degli ultimi due album; ed è vero che le chitarre di di “There there” o “2+2=5” possono fare altrettanto per “Ok computer”. Ma con questo disco i Radiohead dimostrano ancora una volta di essere un passo davanti a tutti, proprio per il modo in cui sanno mischiare sperimentazione e fruibilità, melodia e trovate sonore assolutamente originali ed impreviste. Sicuramente, come già ci è capitato di far notare, a questo contribuisce molto la scelta in “Hail to the thief" di eliminare del tutto gli ostici intermezzi strumentali che infarcivano gli ultimi due album di studio. Ed altrettanto contribuisce l’uso di toni più espliciti nei testi delle canzoni, che sono spesso duri. I brani rendono direttamente posizioni pacifiste: il titolo – una frase contenuta anche nella prima canzone, “2+2=5”- si riferisce ad uno slogan anti-Bush, e in “I will” si sente il cantante Thom Yorke affermare “Mi rifugerò in un bunker sottoterra, non lascerò che questo capiti ai miei bambini”.
Insomma, più che “onore al ladro”, “onore ai Radiohead”. E’ sicuramente presto per dire se questo “Hail to thief” sia o meno un capolavoro come, per motivi diversi, lo erano “Kid A” e “Ok computer”. Senza ombra di dubbio è la degna opera di una band dalla mente musicale superiore: chi conosce i Radiohead non rimarrà deluso, chi non li conosce avrà un motivo per farlo.

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