«NON SI CRESCE MAI - Little Tony & Bobby Solo» la recensione di Rockol

Little Tony & Bobby Solo - NON SI CRESCE MAI - la recensione

Recensione del 27 mar 2003

La recensione

Lo so, è anche una questione generazionale: ma non ho alcun dubbio sul fatto che la coppia di amici-rivali sia stata l’unica presenza sanremese autenticamente divertente, e che avrebbe meritato di vincere il Festival, se non altro per averlo affrontato con lo spirito giusto: entusiasmo, allegria, professionalità (tre doti che, tutte insieme, non ho riscontrato in nessun altro dei partecipanti). Oddio, la canzone che hanno presentato, e che intitola questo album in coppia, non è certo un capolavoro: ma è ben confezionata, ha un ritornello killer, e il testo del solito, grandissimo Giancarlo Bigazzi è perfetto per il pubblico al quale il brano è indirizzato (con alcuni passaggi di rara efficacia: “con un amico fai scuola e militare, ti sconsiglierà sbagli sull’altare, ma sarà con te quando te ne pentirai”).
I due insieme, poi, fanno scintille: intanto si prendono moderatamente sul serio, anzi giocano ad interpretare i loro personaggi con disinvoltura e leggerezza; accomunati dal mito elvisiano, affrontano il rock’n’roll ultravintage di “Rock that boogie” con assoluta padronanza e convinzione, alternandosi al cantato come fanno in quasi tutti i brani dell’album. Che in gran parte è costituito da riletture a due voci dei grandi successi dell’uno o dell’altro (“Una lacrima sul viso”, “Zingara”, Se piangi se ridi”, “Siesta”, “Non c’è più niente da fare”, “Gelosia” per Bobby Solo; “Cuore matto”, “Riderà”, “24.000 baci”, “Quando vedrai la mia ragazza”, “La spada nel cuore” per Little Tony protagonista anche della bonus track, “Light the world”, per la quale è accompagnato nientemeno che dalle Supremes). E a volte è davvero difficile distinguere la voce dell’uno da quella dell’altro, tanto vanno d’accordo in questo repertorio tante volte sputtanato dai cori sguaiati delle trasmissioni televisive della domenica pomeriggio, e che fra le mani degli interpreti originari riacquista senso e dignità (riascoltare “Non c’è più niente da fare”, ai tempi sigla di una trasmissione televisiva dedicata a Totò, è ancora una grande emozione: una canzone perfetta, costruita magistralmente, emozionante e che in meno di tre minuti dice, e benissimo, tutto quello che ha da dire).
In uno spirito di equa spartizione, ognuno dei due vecchi ragazzi propone anche un inedito (Little Tony “T’amo e t’amerò”, una cosa alla Roy Orbison esplicitamente sixties; Bobby Solo “Nessun’altra che te”, romantico lentone di atmosfera presleyana firmato da quattro nomi giganteschi della canzone italiana: Mogol, Testa, Pallavicini e Renis); e, a dimostrazione del fatto che il loro progetto comune non intende esaurirsi dopo l’avventura sanremese, già si prenotano per l’estate con il limbo-rock di “Villaggio vacanze” - una canzone che farebbe invidia al Gruppo Italiano di “Tropicana”, o alle Paola e Chiara di “Vamos a bailar”, con un testo (ancora Bigazzi) spudoratamente trash (“Ahi muchacha, che cha-cha-cha, che cha-cha-cha la vita!) e umoristica (“Un bello sciopero a Ferragosto e le valigie sono a Shangai”).
Ora, mi rendo conto di non poter raccomandare questo disco ai nostri lettori più giovani, che sicuramente non sarebbero in grado di apprezzarlo quanto secondo me merita; ma mi sento di consigliarne l’ascolto a chi voglia una testimonianza di come gli eroi dei nostri anni Sessanta siano immensi professionisti, capaci di autoironia e ancora perfettamente in grado, alla loro età, di misurarsi con il loro mestiere e di fare bella figura. Cosa che sinceramente non so quanti dei divetti di oggi saranno capaci di fare nel 2043. Anzi, lo so, ma non voglio infierire...

(Franco Zanetti)

Tracklist:
“Non si cresce mai”
“Rock that boogie”
“Una lacrima sul viso”
“Cuore matto”
“Zingara”
“Riderà”
“Se piangi se ridi”
“24.000 baci”
“Siesta”
“Quando vedrai la mia ragazza”
“Non c’è più niente da fare”
“La spada nel cuore”
“Gelosia”
“T’amo e t’amerò”
“Nessun’altra che te”
“Villaggio vacanze”
“Light the world”
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