«THE BEST OF 1990 - 2000 - U2» la recensione di Rockol

U2 - THE BEST OF 1990 - 2000 - la recensione

Recensione del 04 dic 2002

La recensione

Se gli U2 sono considerati, a torto o ragione, la più grande rock band del pianeta degli ultimi 15 anni, ci sarà un motivo. “The best of 1990-2002”, secondo volume dell’antologia della band irlandese, offre tutti gli strumenti per comprenderlo.
Partiamo dalla fine: questa antologia inlcude due inediti: la programmatissima “Electrical storm” e “The hands that built america”; due canzoni molto semplici, melodicamente perfette, epiche e passionali. Questa è la cifra che ha fatto la fortuna di Bono e soci. Una cifra che, peraltro, negli ultimi dieci anni, si è persa parecchio: dopo “Achtung baby” (1991) gli U2 sono diventati schiavi della loro stessa immagine musicale, dalla quale hanno tentato di fuggire con sperimentazioni varie, da quelle megalomani dei concerti-spettacoli dal vivo a quelle sonore, che li hanno portati a produrre i due dischi artisticamente meno fortunati della loro carriera, “Zooropa” e “Pop”. Solo alla fine del decennio sono tornati all’ovile con “All that you can’t leave behind”, e da qui sono ripartiti con le due canzoni citate.
Ecco, se gli U2 godono di questa fama, è anche per tutte le strade che hanno intrapreso, e per la lucidità di saper tornare indietro quando queste stavano diventando dei vicoli ciechi. Questa raccolta comprende dei classici assoluti, a partire da “One”, forse la canzone più bella di Bono e soci. Per chi ha già tutto della band, comprende anche nuovi mix di quattro canzoni (un’abitudine non nuova dei Nostri, che hanno sparso in giro versioni diverse di brani già pubblicati; la stessa “Electrical storm” è stata pubblicata in tre forme differenti) e, nella prima tiratura, un secondo CD.
Questo secondo CD, come già per il primo volume dell’antologia, promette b-side e rarità. Che ci sono, ma che sono nascoste tra remix vari. Ovvero nel “sentiero interrotto” più battuto dagli U2, quello della contaminazione con l’elettronica, la vera “seconda vita” dei nostri in questo decennio.
In altre parole, questa antologia finisce per essere un must per tutti: per i fan, per i quali presenta chicche e motivi di interesse a non finire, e per chi vuole semplicemente una manciata di canzoni che hanno segnato il rock degli ultimi dieci anni.
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