«JUSTIFIED - Justin Timberlake» la recensione di Rockol

Justin Timberlake - JUSTIFIED - la recensione

Recensione del 15 nov 2002

La recensione

Che dire dei dischi di Justin Timberlake e Nick Carter? Timberlake è il leader degli ‘NSync oltre che l’ex fidanzato di Britney Spears. Carter, il più giovane membro dei Backstreet Boys. Entrambi debuttano come solisti dimostrando che la loro dimensione è, oggi, esattamente la stessa che avevano (ieri) nei rispettivi gruppi di riferimento. Più convincente Timberlake, più “low” il povero Carter, né l’uno né l’altro, duole dirlo, è un grandissimo artista. Del resto, nessuno si aspettava che lo fossero.
A dire il vero, in “Justified”, anticipato dal singolo “Like I love you” (buon successo in radio e sulle tivù musicali) un po’ di ricerca c’è. La produzione è di buon livello e i dichiarati gusti musicali di Timberlake (più probabilmente, i gusti musicali di chi ha lavorato con e per lui) si rispecchiano abbastanza in questo disco. Soul, molto r’n’b, hip hop della buona scuola americana, blues spruzzato di rock (o viceversa), in sostanza musica bianca che si mescola a ritmi e atmosfere black. Anche se il look da ranchero texano di Justin è insopportabile, grazie a un paio di brani più azzeccati di altri (la spagnoleggiante “Senorita”, ma anche “Cry me a river”, che ha una bella melodia), questo tutto sommato è un album che funziona. E probabilmente non in Italia, ma negli Usa – dove qualche disco ancora si vende – ha le carte per guadagnare ben più di qualche dollaro.
Diverso è il discorso per “Now or never”: chi scrive non ha nulla contro il pop disimpegnato e leggero, ma questo è davvero un po’ troppo disimpegnato e leggero, con i suoi “Uah uah” “Yeah yeah” buttati qua e là. Certo è un disco dolce e rasserenante. Certo, se vi piacciono le ballate romantiche, “Do I have to cry for you” è una canzone-preghiera per ottenere una relazione stabile e normale con una donna, e potreste anche apprezzarla. Il singolo “Help me” ha funzionato bene in radio, anche in Italia. E poi, certo, Nick Carter afferma di aver subito l’influenza rock di idoli come Bruce Springsteen, e che la cosa salta all’occhio in brani come “I stand for you”. Ma Nick Carter non è Springsteen. Ovviamente. La conclusione? Se siete appassionati di boy band americane e dintorni, comprate questi dischi. Altrimenti è meglio lasciar perdere.


(Paola Maraone)
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