«FINISTERRE - Saint Etienne» la recensione di Rockol

Saint Etienne - FINISTERRE - la recensione

Recensione del 09 nov 2002

La recensione

Arrivare prima degli altri non sempre paga. Anzi, è una cinica regola del music-biz che i precursori di qualche stile si vedano soffiare allori e glorie commerciali da epigoni più scaltri o semplicemente più fortunati. Ai Saint Etienne è successo qualcosa del genere: sono stati fra i primi a recuperare certo pop a cavallo fra la seconda metà degli anni '60 e i primi '70 quando non era ancora esplosa la mania lounge/exotica e non venivano pubblicate a raffica ristampe di vecchie colonne sonore. Adesso che il 'retrofuturismo' è moneta corrente nella scena musicale europea, si trovano nelle scomode vesti dei veterani, un nome un po' vecchiotto per cavalcare la moda in modo credibile. Insomma, parrebbero non avere grandi possibilità di sfruttare il momento commerciale favorevole, ma in cambio possono permettersi di tirare dritti per la loro strada senza badare molto ai mutamenti dei trend. L'arma migliore, quella che potrebbe aprire ai Saint Etienne le porte delle classifiche (che pure hanno già intravisto in passato) è una naturale inclinazione pop che in "Finisterre" domina apertamente la scena. Per la band, il passato è sempre stato una specie di archivio da cui recuperare di volta in volta i pezzi che servono per costruire nuovi giocattoli, utili sia per il dancefloor che per l'ascolto. Il nuovo album conferma la predilezione per questo metodo di lavoro e sfoggia con disinvoltura richiami ai ritmi house e inserti rap (in "Soft like me") senza rinunciare alla consueta estetica sixties. Il risultato è una raccolta decisamente gradevole, con un paio di episodi di maggiore impatto potenziale (il primo singolo "Action" e la già citata "Soft like me"). Sarah Cracknell svolge i suoi doveri da primadonna cantando con la giusta dose di zucchero e i suoi compari mantengono un grado di sofisticatezza sufficiente a non sbracare nel più trito facile ascolto da classifica. Sono solo canzonette, diceva il saggio, ma per lo meno sono costruite con qualche idea e non servono solamente a fare da colonna sonora a un paio di glutei, come accade sempre più spesso nel pop di questi anni.

(Paolo Giovanazzi)
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