«LIFELINES - A-Ha» la recensione di Rockol

A-Ha - LIFELINES - la recensione

Recensione del 17 ago 2002

La recensione

Per questo nuovo album gli A-Ha hanno scelto un aforisma di Oscar Wilde che, più o meno, potrebbe essere tradotto con “la giovinezza si consuma in se stessa”. Per rispondere a tono con un'altra massima dell’impertinente dandy, possiamo scrivere che i giovani di oggi sono piuttosto mostruosi: non hanno assolutamente rispetto per i capelli tinti. Morten Harket (42 anni), Magne Furuholmen (39 anni) e Pal Waaktaar-Savoy (40 anni) da tempo sono costretti a coprire, con veloci pennellate di colore, i capelli bianchi. Niente di male. Ma ci si trova indubbiamente presi dal ragionare sui motivi che hanno portato i tre norvegesi, dopo tanti anni, a pubblicare un album che insegue così avidamente una giovinezza smarrita, sciupata, che mai tornerà. La forma fisica è ancora buona, ma la mente è un po’ appannata. Ne è passato, di tempo, da quella “Take on me” che impazzava alla radio e in TV. Ne sono trascorse, di stagioni, da quando in edicola potevi comprare vivaci monografie sul bel Morten e l’atletico Magne (di Pal solo due – o poche più – paginette). E allora si parte non solo per Oslo e Stoccolma, ma anche per le più eccentriche New York e Londra, arrivano produttori e arrangiatori importanti come Clive Langer e Alan Winstanley (Morrissey, Elvis Costello) e Stephen Hague (New Order, Pet Shop Boys) e Ian Caple (Tinderstick) e, ancora, Tore Johansson (Cardigans). Ci si impegna tutti quanti nella scrittura dei pezzi, perché tre è meglio di due, e si chiama anche un’amabile e squisita voce di donna (Anneli Drecker) per dare lustro a un brano, “Turn the lights down”. Poi, si produce un singolo azzeccato come “Forever not yours”, drappeggiato di sintetizzatori e vocalizzi in crescendo, e brani che ci dicono che una ragione per tutto questo c’è eccome, “There’s a reason for it”, che, chissà come mai, ci fa venire in mente gli estinti Divine Comedy. Alla fine dunque, anche se le canzoni di “Lifelines”, spogliate di ogni orpello si tramuterebbero in granelli di polvere, tutto l’insieme assume un’aria seriosa ricoprendosi di una patina d’avanguardia, come se all’improvviso gli A-Ha avessero trovato il talento, il buon gusto, il genio. Con onestà, “Lifelines” è un disco che gentilmente, ma solo perché gli A-Ha ci sono simpatici, definiamo poco interessante. “C’è stato un tempo in cui non era di moda ascoltare gli A-Ha”, ha recentemente dichiarato Magne Furuholmen, il prestante tastierista del gruppo, con un sorriso spiaccicato sulla bocca. In realtà non c’è molto da ridere. Sappiamo che proprio Magne, lasciati da parte gli A-Ha dopo l’ennesimo flop discografico, si è dedicato alla pittura. Ci piacerebbe molto vedere i suoi quadri, tanto apprezzati nella sua terra di origine, la Norvegia. Chissà mai che non si riveli il nuovo Edvard Munch.

(Valeria Rusconi)

TRACKLIST

01. Lifelines
02. You wanted more
03. Forever not yours
04. There’s a reason for it
05. Time & again
06. Did anyone approach you?
07. Afternoon high
08. Oranges on appletrees
09. A little bit
10. Less than pure
11. Turn the lights down
12. Cannot hide
13. White canvas
14. Dragonfly
15. Solace
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