«BE NOT NOBODY - Vanessa Carlton» la recensione di Rockol

Vanessa Carlton - BE NOT NOBODY - la recensione

Recensione del 20 ago 2002

La recensione

Affacciata al piccolo schermo, in molti avranno visto quella ragazzina dai capelli lisci e scuri, svolazzanti nell’aria simili a fili di seta, sedere al piano mentre la città le scivolava attorno. E tutti, guardandola agitarsi a cavalcioni di uno sgabello instabile, non hanno potuto fare a meno di pensare a Tori Amos, che con i seggiolini ha avuto lunghi e interminabili diverbi. E poi, non ce ne voglia Vanessa se facciamo paragoni del genere, ma i giovani di oggi non pensano di certo al pianoforte, come strumento ideale per sfondare nel Music Business. Così, è forse lecito pensare alla simpatica Tori e ad altre sue colleghe, come Fiona Apple e, più di recente, Alicia Keys. Gli adolescenti si scelgono una chitarra, o al massimo optano per la batteria. Qualcosa, insomma, che possa sul serio dar sfogo al rimestare delle vivacità interiori tipiche di quel periodo. Elton John, a proposito, disse che avrebbe tanto amato poter suonare la chitarra, perché un pianoforte non lo puoi certo fracassare quando sei sul palco. E allora, un po’ viene spontaneo pensare che una ragazza in fiore come Vanessa si sia scelta questo ingombrante strumento perché sedotta da altre donne musiciste, dalle personalità vigorose e dal fascino di valchirie. Vanessa Carlton ha appena 22 anni, si trucca poco ed è già stata diverse volte in televisione. MTV ha persino voluto l’inoffensivo video di “A thousand miles”, quello di cui parlavamo nelle prime righe della recensione, programmato in alta rotazione sulle sue emittenti. Perché se una cosa si può dire di Vanessa, è che di grilli per la testa ne ha davvero parecchi, ma sa bene che presto la gente si stuferà delle lolite troppo incipriate, troppo svestite, troppo plastificate. E lei, che all’età di due anni già sapeva ricostruire melodie ascoltate per caso sul pianoforte della madre, ha capito che la strada giusta da seguire era quella di mostrarsi diversa, di diventare, come dice il titolo del suo album d’esordio, qualcuno, “ma non nessuno”. Vanessa, ci va di aggiungere, è anche moderatamente carina, uno di quei visi furbetti e puliti che tanto piacciono alle nonne, quando a Natale arriva il momento della consueta recita di una canzoncina o di una poesia. Dunque, con qualità del genere, possiamo dire che Vanessa forse una possibilità se l’è conquistata. Il suo disco è liscio, lindo, fatto per coetanee tribolate quanto per le loro madri. Vanessa suona, canta e scrive i testi, crea piogge di note sulla tastiera, veloci rivoli, nervosi e acuti, come in “Unsung”, che ricorda il Billy Joel degli anni ‘80, o l’inquieto dramma di “Wanted”, una delle tracce forse meglio riuscite. E quando Vanessa, quasi senza fiato, arriva al ritornello di quest’ultimo brano, come non pensare alla vecchia, rossa Tori Amos? Eccola lì, ancora. E poi c’è l’orchestra, che non sempre aiuta. A volte i suoni si fanno troppo carichi e alcuni arrangiamenti, ridondanti e dalle vaghe incursioni progressive, diventano pacchiani e insopportabili. Ma a Vanessa, che di tempo per maturare ne ha ancora parecchio, tutto questo non importa. Ciò che conta è il suo caro, vecchio pianoforte, che non scambierebbe con una chitarra neppure se un ragazzo poco ordinario come quello della canzone “Ordinary day”, le donasse tutto l’oro del mondo. Nemmeno se, come canta nell’azzardata interpretazione di “Paint it black” (già, quella dei Rolling Stones), il mondo cambiasse colore, e diventasse, desolatamente, “nero come la notte, nero come il carbone”.

(Valeria Rusconi)

TRACKLIST

02. Unsung
05. Rinse
06. Sway
08. Prince
10. Wanted
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