«PGR - PGR» la recensione di Rockol

PGR - PGR - la recensione

Recensione del 29 apr 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Giovanni Lindo Ferretti, Giorgio Canali, Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Ginevra Di Marco sono uomini di parola. Quando hanno detto che il loro nuovo progetto musicale post-C.S.I. non sarebbe stato una ripposiziona della "vecchia formula" sotto una nuova etichetta, non c’era motivo di dubitarne.
Ascoltando “PGR” (acronimo di "Per Grazia Ricevuta", il titolo della serata dello scorso giugno dedicata a Don Dossetti in cui il nucleo si è “rifondato”) si rimane di primo acchito spiazzati, perché dei C.S.I. non c’è più quasi nulla. Solo la voce –inconfondibile – di Giovanni Lindo Ferretti e il suo controcanto, Ginevra Di Marco. Per il resto, la rottura con il passato è nettissima: dal rock cupo della vecchia formazione, i musicisti sono passati all’elettronica, alla world music, grazie all’apporto fondamentale del produttore e arrangiatore Hector Zazou.
Se nei suoni “PGR” è un disco moderno, nell’approccio è assolutamente vecchio stile. E’ un album che si oppone al fast-food e al “produci, consuma, crepa” della musica contemporanea, in cui una canzone rivela subito tutto quello che ha da dire. Non spaventatevi se al primo, ma anche al secondo o terzo ascolto non vi conquista: dategli tempo, lasciatelo crescere, ascoltatelo con calma e rivelerà una bellezza discreta, ma assoluta.
I suoni elettronici di “Krsna Pan Miles Davis e Coltrane”, “Ah! Le Monde” o della più movimentata “Come bambino” perdono allora l’apparente cupezza per rivelare una leggerezza data dalla sfaccettatura sonora e una complessità nella costruzione davvero notevole. “Montesole” è invece una ballata stupenda, mentre in più di una occasione affiorano influenze reggae/dub: “Settanta” (qui presente in una versione diversa –e migliore- rispetto a quella inserita nella colonna sonora di “Paz!”) o “Tramonto d’Africa”. Una scelta, quella della complessità sonora, sottolineata anche dal particolare uso delle voci: Ferretti e la Di Marco sono “impastati” con altre voci (molti i cori) e con gli strumenti, di cui fanno parte a pieno titolo.
Poi ci sono i testi, che contengono alcune delle cose più belle mai scritte da Giovanni Lindo Ferretti: su tutti “Montesole”, straziante canto sull’amore, sulla libertà, sul rapporto con gli altri e sul passato; ma anche “Come bambino” o “11 settembre 2001” che affronta la tragedia delle Twin Towers dal punto di vista di chi, nella tragedia, saliva le scale a salvare chi era intrappolato.
Insomma, “PGR” è un disco moderno e inattuale contemporaneamente, fatto da un gruppo di musicisti che in quanto ad onestà ed intuito artistico ha pochi eguali nel panorama musicale italiano.

PGR Rock
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.