«WEIRD REVOLUTION - Butthole Surfers» la recensione di Rockol

Butthole Surfers - WEIRD REVOLUTION - la recensione

Recensione del 27 apr 2002

La recensione

C’era una volta un gruppo che scandalizzava e disgustava molta gente. Le radio e le riviste più importanti non se lo filavano per niente, perché nessuno voleva avere a che fare con gente che si faceva chiamare “i surfisti del buco del culo”. E poi la band incideva dischi grotteschi e disturbanti, con titoli come “Locust abortion technician” e pieni di canzoni volutamente goffe e deformi. I tipi più all’avanguardia però erano contenti dei Surfers perché facevano roba non commerciale, durante i loro concerti succedeva di tutto e il cantante Gibby Haynes nelle interviste raccontava di avere regalato qualche suo pelo pubico a un fan che voleva assolutamente portare a casa qualche cimelio della band. Poi le cose sono cambiate: all’improvviso le canzoni del gruppo non offendevano più nessuno e la voce di Haynes non era più distorta in modo grottesco. Le major offrivano contatti e i programmatori delle grandi radio hanno fatto spazio alla band nelle loro scalette. Certo, rimaneva il nome da maleducati, ma si sa che le parolacce fanno presa sui giovani, e poi bastava modificarlo in BH Surfers. Così gli ex-paladini dell’estremismo sotterraneo si sono ritrovati in classifica e probabilmente si sono trovati bene. Invece di frequentare rompiballe a caccia di cimeli, hanno fatto amicizia con quelli del jet-set. Haynes ha addirittura messo su un gruppo col divo Johnny Depp. Ma restare sulla cresta dell’onda nel grande mondo del pop è più difficile che fare surf sul buco del culo. Così ritroviamo i nostri eroi nel 2002 a caccia di qualche dollaro con “Weird revolution”. I tempi dell’underground sono lontanissimi e il momento commerciale favorevole risale ormai a qualche anno fa. I Butthole Surfers si affidano a una serie di tiritere vagamente hip-hop, buttano lì un possibile singolo come “Dracula from Houston” costruito su un riff di chitarra che ricicla per la miliardesima volta il modello di “Sweet Jane” e danno più che altro l’impressione di tirare a campare. Ce la faranno a restare a galla? Può anche darsi, se dovesse arrivare in loro soccorso un video indovinato o magari la partecipazione a una colonna sonora. Intanto, da qualche parte negli Stati Uniti, un tranquillo padre di famiglia riprenderà in mano le sua vecchie copie in vinile di “Locust abortion technician” e “Hairway to Steven”, ripensando con nostalgia a quella volta che Gibby Haynes gli ha regalato i suoi peli pubici. Eh, quante ne ha combinate da giovane...

(Paolo Giovanazzi)
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