«VIRUS - Mistonocivo» la recensione di Rockol

Mistonocivo - VIRUS - la recensione

Recensione del 28 feb 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Rock italiano? L’accostamento di questi due termini è contrastato, da sempre. Non sarà allora un caso che i Mistonocivo da Vicenza, dopo avere inutilmente bussato alle porte di diverse case discografiche, abbiano trovato il loro mentore in un italiano residente all’estero, uno dei maggiori “internazionalizzatori” della musica nazionale. Ovvero Corrado Rustici, collaboratore storico di Zucchero e apprezzato da grossi nomi della scena anglosassone, che con questo disco inaugura la sua nuova etichetta, “Flood”, distribuita dalla Virgin nel mondo.
Si può dire dei Mistonocivo una cosa forse banale, ma utile per capire la loro musica. Se fossero americani e cantassero in inglese, li si guarderebbe con un altro occhio. Invece i Mistonocivo cantano in italiano, fanno un uso che della melodia che in più di un’occasione è decisamente legato alla canzone nazionale. La parte musicale, invece, è riconducibile al rock americano, a quello sporcato con i ritmi neri del “crossover” (lo si chiamava così una volta?) di band tipo Red Hot Chili Peppers o a quello più asciutto di Pearl Jam e del grunge (come in “Cuore”). Il singolo “Black out” è un esempio quasi perfetto di rock-song: semplice, diretta, con un bel ritornello. Forse non impressionante per ciò che dice, ma una di quelle canzoni che ti ritrovi a cantare quando meno te l’aspetti. Eppure proprio questa canzone, estremamente elaborata nelle sonorità e nelle coloriture, fa capire che il gruppo, grazie alla mano sapiente di Rustici, ha scelto una strada particolare, di contaminazione con suoni poco rock. Una strada particolarmente evidente in “Shrevntz”, divisa tra una parte elettronica (Subsonica?) e dure aperture chitarristiche.
A dire la verità, questa scelta non è sempre azzeccattissima; in alcuni momenti da una sensazione troppo pulita ad un suono, come quello rock, che dà il suo meglio quando è volutamente un po’ sporco. Ma, appunto si tratta di una scelta: dal vivo i Mistonocivo hanno una dimensione decisamente più grezza, che forse rende loro maggiore giustizia. In questo, la scelta di suonare molto dal vivo prima dell’uscita del disco è sicuramente coraggiosa e azzeccata.
“Virus”, in definitiva, è un buon disco, fatto di buone canzoni. Il suo maggior pregio e difetto è quello appena descritto: un suono rock forse troppo “prodotto”, ma molto diverso dall’impatto del gruppo dal vivo. Questo è sia un pregio che un difetto perché il suono del disco è diverso, non inferiore. Ciò fa di “Virus” un disco che cresce alla distanza, ma che perde un po’ della potenza live del gruppo.

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