«1 GIANT LEAP - 1 Giant Leap» la recensione di Rockol

1 Giant Leap - 1 GIANT LEAP - la recensione

Recensione del 14 feb 2002 a cura di Gianni Sibilla

La recensione

Il giro del mondo in (circa) 30 voci, una telecamera ed un computer. Questa è la "mission" di 1 Giant Leap, progetto di Jamie Catto (regista e membro dei Faithless) e Duncan Bridgeman (produttore e musicista): attraversando il mondo con varie fermate in Senegal, Ghana, Sud Africa, Uganda, India, Tailandia, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Inghilterra hanno raccolto voci e immagini, che poco per volta, montate progressivamente sulle loro basi, hanno dato vita a 12 canzoni e dodici video a tema, che miscelano diverse culture musicali, immagini cantati e spoken word. Per capire il livello del progetto, basta citare i nomi dei cantanti "occidentali" che hanno prestato la loro voce: da Robbie Williams a Michael Stipe, da Maxi Jazz a Neneh Cherry, a Speech, a Michael Franti. Senza contare gli altri ospiti, dallo scrittore Kurt Vonnegut (che nell'intervista usata nel progetto ha pronunciato la frase-slogan "Music for me is the proof of the existence of God") a Baaba Mal, a nomi meno conosciuti provenienti da ognuno dei paesi visitati.
Direte: l'idea non è originale. Infatti ne avevano avuta una simile Brian Eno e David Byrne anni fa con "My life in the bush of ghosts", fonte d'ispirazione dichiarata di questo 1 Giant Leap. Non è neanche originale l'idea di fondere diverse culture in una canzone, accostando voci e strumenti di provenienza diversa. La Real World di Peter Gabriel lo fa da tempo immemborabile. Risposta: è vero, ma il risultato è originale e assai piacevole. Merito del duo è di aver saputo montare frammenti diversi in un prodotto omogeneo. Le basi sono comunque occidentali, quelle della musica elettronica e del pop, il risultato è il multiculturalismo in una delle sue forme più estreme. Sentire Michael Stipe duettare in "The way you dream" con una voce indiana e una neozelandese fa venire letteralmente i brividi (se i R.E.M. sperimentassero qualcosa di questo genere...), così come il duetto tra Grant Lee Phillips (ex-Grant Lee Buffalo) e Horace Andy (icona del reggae già riscoperto dai Massive Attack), con la voce campionata di Kurt Vonnegut su ritmiche tailandesi e del Ghana: succede nella conclusiva "Racing Away". Sarà interessante vedere come queste collaborazioni renderanno nella versione visiva, nel DVD che uscirà presto.
Insomma, questo 1 Giant Leap da solo vale molto di più di qualsiasi stupido dibattito global/no global e sulla comunicabilità/incomunicabiltà tra culture. E, di questi tempi, non è davvero poco.

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