«TIM'S BIO: LIFE FROM DA BASSMENT - Timbaland» la recensione di Rockol

Timbaland - TIM'S BIO: LIFE FROM DA BASSMENT - la recensione

Recensione del 02 mar 1999

La recensione

È la rivelazione del momento, almeno dal punto di vista della produzione: negli ultimi due anni Timbaland è la griffe che hanno in comune 10 milioni di dischi venduti in tutto il mondo da personaggi come Missy Elliott, Aaliyah, Ginuwine, Lil’ Kim, tanto per fare qualche nome. Guastatore della fenomenologia hip hop, il lavoro di Timbaland contamina da vero bastardo le matrici più solenni di quella musica, fumettandole con campionamenti quasi imbarazzanti per quanto sembrano fuori contesto ad un primo ascolto: eppure alla fine il risultato tiene e, anzi, fornisce lo spunto per una musica che mescola violenza e durezza con la giusta dose di leggerezza e divertimento. Ne è un esempio perfetto il brano che ha fatto di recente la fortuna di Timbaland, quella "Here we come" che sfrutta il celeberrimo tema musicale dell’Uomo Ragno a cartoni animati, ma Timbaland non era nuovo a queste soluzioni. Già nelle sue produzioni aveva messo in gioco ben altre citazioni, riadattando la celeberrima linea melodica dell’Opera da tre soldi alla sua "Clock strikes" firmata con Magoo. Come nella migliore tradizione del genere, in cui le star stanno con le star, anche questo album finisce per essere una parata di personaggi di eccezionale importanza nel mondo del new funk americano, allineando insieme Missy Elliott, Magoo, Aaliyah, Ginuwine, Jay-z, Nas, Static dei Playa, Mad Skillz, Twista, Mocha, Babe Blue, Kelly Price, Ludichris, Virginia. Alla corte del produttore ognuno di loro viene utilizzato al suo meglio, riceve le giuste attenzioni e può offrire un contributo adeguato, rendendo questo album quasi la mappa di un nuovo stile musicale o forse soprattutto di una nuova sensibilità nella scelta dei suoni e dei colori. Se "Tim’s bio" viene annunciato come una colonna sonora (immaginaria) di una pellicola autobiografica intitolata "Musica dal sottoscala" (ma il gioco di parole basement-bassment mette già in guardia sull’andamento ‘hipnotico’ del genere), Timbaland merita una di quelle sedie da set con il nome del regista scritto dietro. Un debutto memorabile, pari solo alla sfrontatezza del suo autore.
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