«THE COAST IS NEVER CLEAR - Beulah» la recensione di Rockol

Beulah - THE COAST IS NEVER CLEAR - la recensione

Recensione del 07 dic 2001

La recensione

Se volessimo prendere alla lettera i Beulah, allora la California deve proprio essere un luogo fuori dal comune. Un posto dove la vita è più dolce e si è avvolti da una flaccida, pacata monotonia; ma soltanto per vederla infranta, all’improvviso, da sprazzi di ebbrezza stralunata. Le atmosfere composte e allegre dei Beulah infondono calore, come il sole ritratto sulla copertina del nuovo, terzo lavoro del gruppo di San Francisco: un disegno a metà strada tra i ricami di una camicia hawaiana e un’incisione giapponese. Certo è che, a mescolare Beach Boys, Beatles insieme alla musica del circuito indie della California, i Beulah corrono il rischio di impantanarsi in un vicolo oscuro e melmoso, senza via d’uscita. “The coast is never clear” è un disco piacevole e divertente, anche se scivola via come se nulla fosse. Non che ci sia nulla di male. Le canzoni sono costruite da piacevoli armonie vocali, da archi e fiati arrangiati in modo elegante: tutto è al posto giusto. Forse per questo, a volte ci si annoia un po’, cullati nel torpore altalenante di suoni vintage sentiti già, chissà dove e chissà quante volte. Qualcuno li ha chiamati indie-pop, altri hanno cercato di avvicinarli a quel panorama musicale composto da artisti atti al recupero di suoni da modernariato, come va tanto di moda oggi. I Beulah, dal canto loro, sembrano tenerci parecchio alla loro integrità di musicisti, sempre giocando con i doppi sensi, con l’umorismo e, a sprazzi, con il cinismo che la vita, prima o poi, riserva. In fondo, la musica è entertainment. E quello più leggero e scanzonato è terreno sacro per i Beulah, che hanno deciso di lasciare l’introduzione del loro nuovo disco ad una canzoncina molto groovy intitolata “Hello resolven”, che si snoda tra le scintillanti note di un pianoforte e la voce sognante e dilatata di Miles Kurosky, che sfocia poi nella strafottente psichedelica da festino British-invasion di “A good man is easy to kill”. Per chi ama il retro-futurismo, musica nuova che suona vecchia – tanto per intenderci – questo disco riserverà molte piacevoli sorprese. E chissà che, presi dalla nostalgia e dalla curiosità, non vi ritroviate a scoprire i predecessori, attivi diversi lustri fa, dei simpatici Beulah.

(Valeria Rusconi)
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