«9/NOV/2001 - Biagio Antonacci» la recensione di Rockol

Biagio Antonacci - 9/NOV/2001 - la recensione

Recensione del 30 nov 2001

La recensione

Cominciare un album con la frase “Angela… questo è un mondo di merda” è per lo meno un’azione coraggiosa. Del resto Antonacci l’ha spiegato: in “9/nov/2001”, che è poi la data del suo trentottesimo compleanno, voleva “arrivare alle persone in maniera diretta, chiara e pulita, partendo dalle emozioni” che provava, “come uomo, davanti agli avvenimenti della vita”. E se “Angela” è la storia di una donna disadattata, confinata ai margini della società, “Ritorno ad amare”, il singolo di lancio dell’album, è andato primo nella classifica dei brani più trasmessi dalle radio anche per la sua capacità di raccontare “l’essenzialità di un rapporto pulito”. Il nuovo Antonacci, stufo di orpelli e frasi di troppo, reduce peraltro dal Premio Lunezia 2001 proprio per le parole delle sue canzoni, ha messo assieme 11 brani eterogenei per forma, ma simili agli uni agli altri per contenuto.
Qui si cantano “Solo due parole”, ovvero “la delusione di chi ha speso parte di sé in un amore che poi non era tale”; “Che differenza c’è”, su quanto sia difficile amare senza soffrire; “Come fossi un’isola”, descrizione dell’impresa ardua di conquistare una persona “superando mari e oceani”. E poi ci sono brevi pensieri sul prezzo da pagare per raggiungere il piacere (“Non tentarmi”), consigli a una donna sul “mondo maschio”; si fa il punto su amori finiti (“Ti ricordi perché” e “Se tornerai”); si riflette, infine, sul significato dell’avere accanto una persona (“Volevo solo dirti che” e “Io ho te”).
In poche parole, “9/nov/2001” è un vademecum per imparare ad amare, o – buttasse male - per riuscire ad accettare la fine di un amore. I momenti più convincenti dell’album restano i primi due brani, “Angela” e “Ritorno ad amare”; il resto sono discrete ballate à la Biagio. Lui dal canto suo ormai ha imparato il mestiere, e probabilmente riuscirebbe a sembrare convincente anche se cantasse di liste della spesa: la speranza per il futuro è che, dopo aver confezionato un disco gradevole come questo, riesca a tirar fuori qualche altro pezzo da 90. Perché ascoltandolo gli si possa dire, a buon diritto, “Mi fai stare bene”.


(Paola Maraone)
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