«FREAK OF NATURE - Anastacia» la recensione di Rockol

Anastacia - FREAK OF NATURE - la recensione

Recensione del 22 nov 2001

La recensione

Si autoproclama “scherzo di natura”, ma a giudicare da come si presenta, non si direbbe proprio. Anastacia è prorompente in tutto, dall’immagine alla voce. Almeno quest’ultimo non trascurabile dettaglio evita il dubbio che Anastacia sia un’operazione esclusivamente di marketing discografico. Certo, il personaggio funziona: bianca, bionda, “stylish” e con una voce da nera. Ha funzionato soprattutto in Europa (lei è newyorchese doc), tanto che i suoi dischi vengono pubblicati prima da questa parte dell’oceano. Dove, peraltro, si batte il ferro finché è caldo: “Freak of nature” esce a poco più di un anno di distanza da “Not that kind”, a pochi mesi dal passaggio della cantante a Sanremo e contemporaneamente all’inserimento del singolo “Paid my dues” nello spot di una nota compagnia di telefonia mobile. Nei natii Stati Uniti, dove “Not that kind” è uscito più recentemente, "Freak of nature" andrà nei negozi solo il marzo prossimo.
Squadra che vince non si cambia: così questo secondo disco non sposta sostanzialmente la rotta artistica. Prodotto dallo stesso team del debutto (Ric Wake, Sam Watters e Louis B), ripropone la fortunata miscela di soul-pop che il pubblico europeo sembra avere gradito particolarmente. In canzoni come il già citato singolo, il gioco funziona egregiamente: la musica crea un tappeto dignitoso (e ricco di riferimenti al soul e alla disco classica) per la potente voce della cantante. In alcuni casi le canzoni virano invece decisamente verso il pop più banale (in ballate tutto sommato un po’ insipide come “You’ll never be alone”, che sembrano uscire dagli anni ’80): allora il vocione della Nostra sembra decisamente sprecato. In generale il disco sembra funzionare di più laddove gli arrangiamenti non inseguono soluzioni troppo ricercate o radiofoniche (come in “Why’d you lie to me” o nella piaciona “Dreamed you”, che sembra pescata dal repertorio di Whitney Houston) e valorizzano la voce con strutture musicali più semplici (nella raffinata ballata “Secrets”).
Insomma, se Anastacia vuole sfruttare appieno le sue doti vocali, deve cambiare rotta, almeno parzialmemente. Se l’obiettivo era invece fare un disco per il grande pubblico, senza grandi pretese ma senza essere neanche troppo banali, può dirsi centrato.

(Gianni Sibilla)
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