«COME GLI AEROPLANI - Enzo Jannacci» la recensione di Rockol

Enzo Jannacci - COME GLI AEROPLANI - la recensione

Recensione del 15 dic 2001

La recensione

“Enzo Jannacci, per questo suo ultimo lavoro, non intende ringraziare nessuno, perché piuttosto amareggiato da chi per più di quattro anni ha trovato un modo sublime di umiliarlo, incensandolo prima e dandogli una pedata nel culo subito dopo; in silenzio, per non farsi capire. Jannacci comunque intende dedicare queste sue ultime canzoni, completamente nuove, a suo padre (che almeno è nella copertina del disco) e a tutti coloro che continuano a credere, malgrado tutto, in certi valori come il rispetto e l’altruismo; con i quali è cresciuto e nei quali continua a credere, perché siamo uniti da un dono comune: «non abbiamo smarrito il significato del latino CHARITAS, che non si celebra e non si gonfia di orgoglio» (s. Paolo: lettera ai corinzi, cap.3).
Sette anni di silenzio discografico, di cui quattro alla ricerca di un nuovo contratto, prima che l’AlaBianca di Toni Verona decidesse di prendersi in carico il nuovo lavoro di colui che, nel bene e nel male, rimane un pezzo unico nella collezione dei nostri cantautori. Lo Jannacci avvinazzato e spesso assente visto negli ultimi anni di passaggi televisivi non deve aver incoraggiato molti discografici a farlo lavorare, evidentemente, così come deve avergli giovato solo fino a un certo punto l’alleanza stretta con suo figlio Paolo, in un ambiente che se da un lato promuove automaticamente i “figli di...” - guardate cosa sta per succedere a Sanremo 2002, dove andranno a pascolare i figli di Celentano e Morandi - dall’altro, e la dimostrazione ve l’ho appena data una riga fa, è sempre pronto a sparare sulle accoppiate di famiglia. “Ancora Jannacci? Ma basta, dai, non sta nemmeno più in piedi...sempre con le stesse canzoni... e poi adesso anche col figlio... ma cosa vuole ancora, non gli è bastata finora?” Me lo immagino già, come deve essere andata, roba da farci una canzone delle sue, di quelle tipo “Se me lo dicevi prima...”, se non fosse che forse Jannacci deve averci pianto sopra troppo di recente per poterne ridere così presto. Comunque adesso il disco è qua, ed è il disco di un signor musicista. Vi basti ascoltare la traccia che apre il CD, “Via del campo” di Fabrizio De André, scritta da Jannacci con il cantautore genovese (notoriamente parco di riconoscimenti ‘esterni’) tanti anni fa: nella selva di omaggi fatti al compianto collega in questi ultimi tempi, e anche da personaggi illustri, la riscrittura di Jannacci padre&figlio è mozzafiato, trasporta la canzone su un tempo lento quasi waitsiano e le regala una nuova personalità. “Via del campo” apre come si deve un album lungo, di 17 canzoni, 13 delle quali nuove di zecca e sicuramente sedimentate a lungo: tra i solchi circolano tutte le anime dell’artista Jannacci, da quella cabarettistica (“Libelà” - vecchio hit di Cochi e Renato -, “Cesare”, “Gippo Gippo” - scritta e cantata con Renato Pozzetto, “Rido”) a quella più impegnata e di denuncia (“Brutta gente”, “Lettera da lontano”, “Sono timido”), da quella più poetica (“Come gli aeroplani”, “Anche oggi piove”, “Avevo un sogno”) a quella più scherzosa e macchiettistica nella migliore tradizione milanese (il ritratto di campione dedicato al cavallo “Varenne” e le notti di regata a bordo di “Luna Rossa” ). “Come gli aeroplani” è un disco pieno, una summa del passato del presente e del futuro di Enzo Jannacci: un disco in cui le parole hanno un loro peso, la musica un suo incanto e le canzoni mettono ancora in mostra il mondo unico del loro autore. Chissà se sono stati anche questi anni di ‘sofferenza’ a regalare alle canzoni un maggiore spessore: di certo, anche se non gli auguriamo certo di dover aspettare altri sette anni per fare un altro disco, con “Come gli aeroplani” Enzo Jannacci è tornato all’altezza dei suoi momenti migliori, e anche di più.

(Luca Bernini)

TRACKLIST

04. Cesare
07. E’ difficile
10. Varenne
11. Libelà
15. Rido
16. Ti luna
17. I mulini dei ricordi (Windmills of your mind)
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