«LOVE PEACE & FUCK - Brain Donor» la recensione di Rockol

Brain Donor - LOVE PEACE & FUCK - la recensione

Recensione del 05 nov 2001

La recensione

Che Julian Cope sia un personaggio tutt’altro che prevedibile, è cosa nota. Questa sua nuova sortita discografica alla testa di un trio come i Brain Donor non fa che confermare la bizzarria del soggetto. Dopo avere scritto un’acclamata guida al kraut-rock tedesco degli anni ‘70, essersi immerso nei suoi studi celtici e aver scritto musica a metà fra il folk e il tributo ai suoi beniamini teutonici, adesso si lancia nel rock duro. Per una band simile una volta si sarebbe tirata in ballo la definizione di “supergruppo” (Cope è accompagnato da Kevlar e Dogman degli Spiritualized) oppure quella di “power trio”: chitarra, basso e batteria, a volume più alto possibile. L’impressione che dà “Love, peace & fuck” è quella di un disco registrato al volo in sala prove, dopo avere ascoltato tutti i dischi degli Stooges e una montagna di sporco e pesante hard rock anni ’70. Un pezzo come il conclusivo “She’s gotta have it” sembra scritto al momento, un riff di chitarra buttato lì su cui il gruppo comincia a improvvisare senza sapere bene dove andrà a parare. Chiunque altro avrebbe rielaborato le parti più riuscite per dare origine a una canzone vera e propria, invece i Brain Donor tirano avanti per più di venti minuti, fedelmente riportati sull’album. Un atteggiamento autoindulgente e poco professionale forse, ma è chiaro che al gruppo questo non interessa. L’idea di rock espressa da “Love, peace & fuck” è quella di una musica dura e rumorosa, occasionalmente poco articolata e ripetitiva. Ma dentro ci possono stare tanto l’assalto di “She saw me coming” (dove si fa più visibile il debito verso il proto-punk di Detroit) quanto la suite “Odin’s gift to his mother”, stoner a bassa fedeltà. Onestamente, l’album sembra destinato soprattutto agli aficionados irriducibili di Cope o a chi vuole essere al corrente di qualsiasi vicenda del rock britannico. Il fatto stesso che sia disponibile in tiratura limitata suggerisce che anche gli autori lo considerano un divertimento riservato a pochi, ma i Brain Donor avrebbero tutti i numeri per stupire, se decidessero di fare sul serio.

(Paolo Giovanazzi)

TRACKLIST

01. She saw me coming
04. Odin’s gift to his mother: a) Theme from ‘Speed kills’ b) Shamanic 4 a.m. c) Consecrate the fucker d) Huntsabbers’ ball
06. U-know!
07. You take the credit
09. She’s gotta have it
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