«SOLITARY MOTIONS - Emmi» la recensione di Rockol

Emmi - SOLITARY MOTIONS - la recensione

Recensione del 24 set 2001

La recensione

Emmi è il nome di battaglia di una giovane autrice e interprete finlandese, giunta con questo “Solitary motions” album di debutto dopo una discreta gavetta. L’album di cui parliamo ha riscosso un più che discreto successo in Finlandia, dove è entrato nella Top 40, grazie ad una formula che da sempre riscuote grande successo in terra scandinava: canzoni di fattura squisitamente pop, imbastardite con quel tanto che basta di chitarre rock da far loro acquistare un po’ di spessore e di imprevedibilità. Emmi si muove in un recinto delimitato da un lato dalla verve brumosa di una Lene Marlin, dall’altro dal rockismo olandese un po’ palestrato di Anouk, senza dimenticare le lezioni di grazia di Annie Frank e il pop granturistico dei Cardigans. “Solitary motions” è un album di well-crafted songs, come direbbero gli inglesi, ossia di canzoni ben confezionate, tutte graziose, tutte, alla luce dei riferimenti citati, un po’ anonime al primo ascolto, ma capaci di rimanere impresse dopo un po’: si spiega così il massimo airplay radiofonico scandinavo di canzoni come “Breakable” e “Butterfly”, che non sono in realtà brani particolarmente diversi o più riusciti del resto del lavoro. Si tratta di una radiofonicità diffusa tra tutti i solchi dell’album, quella di Emmi, che anche dal punto di vista vocale si presenta bene ma senza far gridare al miracolo. La sua è una voce calda e intrigante, ma priva del fascino d’acchito della Marlin o di altre starlette internazionali del genere come Natalie Imbruglia: a questo va aggiunto, dal punto di vista dei testi, uno sconcertante ricorso alla lista dei luoghi comuni più tipici della canzone di genere “confusa e (in)felice”, con macchine che percorrono strade infinite, sogni leggeri come ali di farfalla, crisi d’identità e anche qualche sana sofferenza sentimentale. Il tutto però scritto con i toni di chi ha composto le canzoni nella sua lingua e adesso deve trovare delle rime inglesi che vadano bene per tutto. Sbaglierò, ma se Emmi avesse composto queste canzoni in inglese, sarebbe ancora peggio... Insomma, come avrete capito, il giudizio su questo album non è proprio lusinghiero. Dal nuovo fenomeno finlandese mi aspettavo qualcosa di più...

(Luca Bernini)
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