«ALL IS DREAM - Mercury Rev» la recensione di Rockol

Mercury Rev - ALL IS DREAM - la recensione

Recensione del 31 lug 2001

La recensione

Sinfonici, sognanti, evocativi: ecco tre aggettivi che ben possono fotografare la condizione dei Mercury Rev, padrini di un certo pop intellettuale a stelle e strisce, che in “All is dream” offrono un autentico saggio di astrazione musicale, districandosi tra suite che piacerebbero agli islandesi Sigur Ròs e suggestioni velvettiane, ma mantenendo sempre – in maniera tutto sommato molto coerente – un progetto estetico di fondo molto chiaro e ben delineato. Colpisce innanzitutto il massiccio utilizzo di una vasta sezione d’archi, che in combutta con le chitarre riesce a creare una sorta di “wall of sound” di spectoriana memoria (non stupisca, quindi, la dedica di questo album a Jack Nitzsche, altro teorico del “muro sonoro”): la soluzione paga di più in brani dal maggior potere suggestivo (si veda “Dark is rising”, in apertura), omologando, la contrario, episodi più propriamente pop (la bella “Nite and fog”), dove un arrangiamento forse troppo ridondante può distrarre l’ascoltatore dalla calibratissima struttura del pezzo e dalle coinvolgenti melodie che lo attraversano. E se una cosa può lasciare perplessi di “All is dream” – album altrimenti prodotto bene e suonato meglio, con pezzi di indubbia efficacia – questa è sicuramente la fruizione – e la conseguente interpretazione – di una scelta di arrangiamento (e, conseguentemente, di sonorità) tanto radicale: certo, la tentazione di vedere (o, meglio, di sentire) nei “tuoni” prodotti dal timpano in brani dall’approccio decisamente “easy” (come “Drop in time”: immaginatevela acustica, sulla falsariga di “After hours” dei V.U.) raffinate sperimentazioni volte allo stravolgimento del contesto musicale è forte. Tuttavia, il compiacimento di certi passaggi potrebbe anche far pensare ad un recupero – critico, certamente, non puramente estetico – del miglior pop sinfonico di qualche decennio orsono (penso a band come i Carpenters, ma non solo). Nel complesso, comunque, “All is dream” è un album di spessore innegabile: il songwriting dei Mercury Rev rimane sempre e comunque una garanzia di qualità, lei cui ramificazioni si sono spinte sino alle ultime incarnazioni del rock indipendente che la “vecchia” Europa tanto invidia al nuovo continente.

(Davide Poliani)
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