«SAO VICENTE DI LONGE - Cesaria Evora» la recensione di Rockol

Cesaria Evora - SAO VICENTE DI LONGE - la recensione

Recensione del 04 lug 2001

La recensione

Speranza, nostalgia, dolore, sogno e curiosità sono gli elementi che Cesaria Evora, incontrastata regina della musica di Capo Verde, affronta nel suo nuovo album. Già dal titolo, “São Vicente di longe” (San Vicente da lontano, dove San Vicente è l’isola su cui Cesaria è nata) emerge il sentimento di attaccamento alla propria terra che la cantante coltiva da quando, raggiunto il successo internazionale, si trova sempre più frequentemente in giro per il mondo. E accanto a questo, si allargano le testimonianze di stima e di affetto nei suoi confronti da parte di artisti di varia nazionalità (in questo album troviamo Pedro Guerra, Caetano Veloso, Bonnie Raitt, l’Orquesta Argon e Chucho Valdès), che fanno a gara nel collaborare con Cesaria alla contaminazione dei suoni e ritmi capoverdiani. Così, nel bolero danzon “Linda mimosa” si inseriscono le sonorità arabo-andaluse della spagnola Orquesta Aragon, mentre la morna espressa con triste purezza in “Crepuscolar solidao” acquista una spiritualità gospel in “Bondade e maldade”. Ma le contaminazioni più profonde si realizzano in particolare con la musica cubana e brasiliana (“São Vicente di longe” è stato registrato a Parigi, l’Avana e Rio De Janeiro). Nella coladera “Esperança irisada” si inseriscono infatti dei tamburi bata tradizionali di Cuba, così come il tres cubano fa la sua comparsa nel cavaquinho di “Ponta de fi”. Caetano Veloso duetta con la Evora in “Regresso”, brano ispirato a un poema di Amilcar Cabral, eroe della lotta per l’indipendenza di Capo Verde e della Guinea-Bissau, mentre Chucho Valdès impreziosisce il classico carioca “Negue” e Jaques Morelenbaum (già collaboratore di Antonio Carlos Jobim) arrangia gli archi di “Tempo y silencio”, eseguita con l’autore Pedro Guerra. Morbida e aperta, la musica di Cesaria Evora ci prende per mano e ci porta su terre lontane ora con malinconia ora con allegria, ma sempre con molta dolcezza e infinita umanità.

(Diego Ancordi)
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