«LIVE 99 - Patty Pravo» la recensione di Rockol

Patty Pravo - LIVE 99 - la recensione

Recensione del 07 giu 2001

La recensione

Dopo qualche tentativo andato male, fu un gran ritorno quello, finalmente riuscito pochi anni fa, di Patty Pravo. La sua casa discografica decise che era il caso di un rilancio in grande stile, e così fu. Il palcoscenico prescelto per l’avvenimento era stato quello di Sanremo e il brano, visto che serve anche quello, era il brano magnifico “…E dimmi che non vuoi morire”, con musica di un Gaetano Curreri intimista e ispirato e testo di un Vasco Rossi che azzeccò parole che parevano immagini in una dichiarazione di vita che lasciava i segni. A ruota seguì un album dal vivo tratto dal tour precedente (una sorta di anteprima del gran rilancio). Quell’ottimo inedito e le versioni live dei greatest hits dell’interprete veneziana furono una miscela perfetta per le vendite, che infatti si impennarono e durarono pure a lungo. L’anno dopo “Notti, guai libertà”, un album con canzoni di vari cantautori scomodati per l’occasione, da Fossati a Guccini a Battiato, e poi l’anno dopo ancora un disco scritto dall’entourage di Vasco Rossi. Tutti e due con vendite modeste però. A questo punto che fare? Ecco il colpo di genio: un altro album dal vivo!
Ed eccolo qua. Stavolta doppio (come diceva Totò “abbondiamo, non facciamo vedere che siamo provinciali”). Registrato al Teatro Regio di Parma durante un tour che vide i teatri pieni.
Con le premesse di cui sopra in termini artistici non si capisce il senso di questi due CD, che oltretutto rendono poco. Una band in buone condizioni si limita però a fare il proprio mestiere. Pianobar o giù di lì. Con risultati decisamente stucchevoli, a meno di non farsi accecare dall’alone di leggenda della bionda signora; la quale mostra in alcuni punti i soliti imbarazzi vocali (altri si può immaginare siano stati occultati in studio), che sul palco possono essere smussati dall’indubbio carisma scenico, qui sono invece nudi.
Il contenuto è calibratissimo: i soliti 4-5 evergreen, un po’ di brani da “Notti, guai libertà”, qualche reperto come “I giardini di Kensington”, traduzione di “Walk on the wild side” (che ha giusto il valore della testimonianza perché non vale neanche l’ombra dell’originale di Lou Reed), qualche riempitivo e ovviamente “…E dimmi che non vuoi morire” che però qui diventa compitino, perde di magia rispetto all’originale che, nonostante fosse stato inciso in studio, era molto più suggestivo.
I fan più fedeli apprezzeranno le doti della Pravo anche stavolta, ma oltre a loro non si capisce a chi può andare e a chi può servire questo disco. Un altro tonfo dal punto di vista commerciale pare il logico risultato di tutto ciò. Attenzione a giocare così con le leggende.

(Francesco Casale)
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