«UN PANINO UNA BIRRA E POI... - Ornella Vanoni» la recensione di Rockol

Ornella Vanoni - UN PANINO UNA BIRRA E POI... - la recensione

Recensione del 23 mag 2001

La recensione

E rieccoci con un disco di cover. Se gruppi delle ultime generazioni come Avion Travel e La Crus fanno uscire album composti interamente di vecchi pezzi rifatti non stupisce che anche Ornella Vanoni si metta a spizzicare nel passato, per riproporre brani di gruppi storici della musica italiana, con un occhio di riguardo al periodo beat degli anni sessanta. La scelta di queste canzoni nasce dalla voglia dell’interprete milanese di porgere testi semplici, immediati, diretti, com’erano proprio quelli di quegli anni.
In linea di massima “Un panino, una birra e poi…” è un lavoro riuscito, ha una sua freschezza, gioca con la nostalgia ma non ci affonda per niente. La Vanoni preme l’acceleratore sul suo ruolo d’interprete e riesce a rendere propri tutti i brani. Onore al merito, ad esempio, per aver ripreso un brano magnifico come “Vendo casa” dei Dik Dik, da un verso del quale è tratto il titolo del disco, anche se in qualche modo resta intrinsecamente maschile quella che può essere considerata come una delle più belle canzoni scritte per altri da Battisti-Mogol, insieme a “29 Settembre” data invece all’Equipe 84 (pure questa rifatta qui dalla Vanoni). Anche una canzone mediocre come “Solo tu” dei Matia Bazar acquista classe grazie ad un trattamento a base di bossa-nova. La Vanoni quasi riesce a dar spessore anche ad una canzone da “volemose bene” come “Io vagabondo”, uno dei peggiori danni del Karaoke di Fiorello. Il disco contiene, chicca fra le chicche, un duetto con Francesco Guccini (che è tutto fuorché un presenzialista), in “Dio è morto”, brano-manifesto scritto proprio da lui per i Nomadi trentacinque anni fa. Quello di Guccini in realtà è poco più che un cameo, visto che si limita a intonare il titolo. La sua più che una presenza è rimando.
Fa piacere il ripescaggio di due brani degli anni settanta (“A' canzuncella” e “Concerto”) degli Alunni del Sole. Va almeno ricordato il nome del leader del gruppo e autore, Paolo Morelli, un autore di raffinata sensibilità compositiva, il cui gruppo purtroppo è spesso ingiustamente confuso con certa melassa di quegli anni, stile-Cugini di campagna.
Gli anni ottanta sono appena sfiorati con una versione particolarmente attraente di “Moby Dick” del Banco.
Per una volta pare che un disco abbia dietro e dentro un progetto, per quanto limitato. E’ vero che c’è oggi una particolare attenzione a un certo tipo di musica (e la lievitazione di pubblico e cachet per i concerti di Vandelli o Dik Dik lo testimonia), ma c’è da considerare che la Vanoni è un’istintiva e anche per questo l’idea di un album di cover pare nel suo caso suggerita più dall’estro che da una difficoltà a trovare pezzi nuovi di qualità.
E chissà che stavolta la Vanoni non torni a importanti livelli di vendite, dopo che gli ultimi dischi avevano segnato il passo.

(Francesco Casale)
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