«COSMIC PEEKABOO - Free Design» la recensione di Rockol

Free Design - COSMIC PEEKABOO - la recensione

Recensione del 05 mag 2001

La recensione

Scommettiamo che la "créme" dell'easy listening anti-nevrosi, quella che annovera High Llamas, Stereolab e Saint Etienne, ha ascoltato e riascoltato i long playing dei Free Design? E scommettiamo che i suddetti gruppi stanno festeggiando con brindisi "lounge" l'inaspettata reunion di queste voci d'oro che potremmo definire i Manhattan Transfer del pop celestiale? Rieccoli dunque all'opera gli americani Free Design: negli Anni '60 del Flower Power, con le loro amabili "soft song", erano l'attrazione delle coffeehouse del Greenwich Village newyorkese, e adesso recuperano il dolce filo del discorso con "Cosmic peekaboo", 29 anni dopo "One by one", il disco che aveva di fatto sancito il loro addio alle scene. Il risultato, impeccabile e scintillante, rende giustizia al talento della Dedrick Family dei fratelli Bruce e Chris e della sorella Sandy, che potranno finalmente acciuffare quella popolarità solo sfiorata nei Sixties. Queste 11 canzoni, strutturate su paradisiaci impasti vocali (il massimo viene raggiunto in "McCarran airport", rispolverando il mito di Simon & Garfunkel e di Crosby Stills Nash & Young), scannerizzano il pop in ogni sua variante: si va dalle ninnenanne di "Peekaboo" e "Music room" al melodico per sax soprano di "Younger son"; dalla bossanova di "Springtime" alle particelle folkeggianti di "The only treasure"; dal mood crepuscolare di "Day breaks" agli sbuffi eletto-cabarettistici di "The hook". Bentornati, Free Design. Grazie di (ri)esistere.

(Stefano Bianchi)

TRACKLIST

01. Peekaboo
02. Younger son
03. McCarran Airport
04. Destiny
05. Springtime
06. Listen
07. The hook
08. Music room
09. The only treasure
10. Day breaks
11. Perfect love
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