Recensioni / 07 mag 2001

Il Parto Delle Nuvole Pesanti - SULLE ALI DELLA MOSCA - la recensione

SULLE ALI DELLA MOSCA
Lilium (CD)
Siamo all’impasse in quell’arcipelago che per brevità si può definire folk-rock. Da qualche tempo le soluzioni sono sempre le stesse, ormai codificate, e neanche l’aria fresca del primo disco di Manu Chao ha potuto cambiare le cose. I ragazzi del Parto delle Nuvole Pesanti lo hanno capito, e hanno capito anche lo stallo a cui loro stessi erano arrivati dopo i primi tre dischi. E allora si son tirati su le maniche, hanno azzerato dove c’era da azzerare, hanno riposto dove c’era da riporre. Hanno in qualche modo ricominciato da tre. E il risultato è questo “Sulle ali della mosca”, un disco davanti a cui occorre togliersi il cappello.
Un disco molto prodotto, ma nell’accezione positiva del termine. Un disco che sa acquietarsi e sa imbizzarrirsi, voglioso, caldo e pieno. Pieno di strumenti e momenti diversi, di retaggi ben amministrati, di inventiva a volte magari sin un po’ trattenuta.
Molti gli elementi che lo rendono fra le cose migliori uscite in Italia negli ultimi tempi, compresa la presenza di Roy Paci, con la sua tromba e i suoi arrangiamenti di fiati.
Si fan notare alcune canzoni, da “Messa”, fatta insieme a Teresa De Sio, al singolo “Ciani”, un gran pezzo, con un ritornello rischiosissimo, che può parere ruffiano (e forse lo è pure) quando dice “E l’amore l’amore l’amore l’amore l’amore si sa/quando entra nell’anima e porta la felicità”. Ma solo la musica e il contesto possono far capire che non siamo decisamente dalle parti di Al Bano e Romina. Anzi i temi dell’album sono estremamente impegnativi: la diversità e la memoria.
Fra i dodici brani da notare anche “Liberamente”, “Suonano parole” oppure il saliscendi vertiginoso di “Le cose che mi restano”, anche se è l’album nella sua interezza a passare l’esame.
I trentenni del Parto sperano che con questo quarto album le cose si muovano anche sul fronte delle vendite. Non ne saremmo così sicuri. Quel che è certo è che “Sulle ali della mosca” è un disco lontano dal ciarpame musicale che spesso ci circonda, ma che non si accontenta di questo.
Un disco che è ripartire. O meglio ripartorire.

(Francesco Casale)