«GIORNI DISPARI - Massimo Bubola» la recensione di Rockol

Massimo Bubola - GIORNI DISPARI - la recensione

Recensione del 11 apr 2001

La recensione

Correva l’anno 1982 e Massimo Bubola aveva già alle spalle qualche disco e una collaborazione storica con Fabrizio De Andrè. Fece un album, chiamato “Massimo Bubola”, in cui concentrò le energie per dar vita ad una fusione tra rock americaneggiante e testi importanti. Un connubio che l’avrebbe caratterizzato negli anni a seguire e che era peraltro già nelle sue corde da tempo, vedi il secondo album “Marabel”.
Finito fuori catalogo, quel “Massimo Bubola” è stato ora acquisito dal suo autore e stampato per la propria etichetta, la “Eccher music”, con il nome “Giorni dispari”, titolo della canzone che il cantautore veronese considera la più significativa dell’album. Ed è interessante ritrovarsi, o trovarsi, alle prese con un lavoro perfettamente coerente con quel che sta facendo Bubola oggi, con sonorità meno cariche e cupe (anche vocalmente) di quelle di oggi, ma con una poetica molto simile e una scrittura matura. Basta pensare a ”Viale del tramonto”, il pezzo di apertura, e alla sua storia di sangue.
Otto canzoni di buon livello, tra le quali spiccano proprio “Giorni dispari” e “Billi Billi”, cover coinvolgente di un pezzo di Willy De Ville, "Baby love me like you did before".
Questo album fu particolarmente importante per Bubola anche perché segnò in qualche modo un distacco da De Andrè, per la cui etichetta dell’epoca, la “Fado”, uscì il disco (“se hai delle cose da dire non è necessario metterci tutto quel rumore” gli disse il cantautore genovese, che in effetti rockettaro non è mai stato). I due comunque collaborarono ancora successivamente in “Don Raffaè”.
Nella versione di oggi, fra l’altro particolarmente curata e ricca anche graficamente, sono state aggiunte tre bonus tracks, “Il pendolo”, “Colline nere” e “Se non ora, quando?”, scritte in quegli anni ma incise oggi.
Un disco che ha inevitabilmente anche un valore di testimonianza, di come si fosse fatto rock anche così nell’Italia musicale di quegli anni, dandogli dignità letteraria.


(Francesco Casale)
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