«IOMMI - Tony Iommi» la recensione di Rockol

Tony Iommi - IOMMI - la recensione

Recensione del 25 ott 2000

La recensione

Terminata l’avventura (ma sarà poi vero?) con i Black Sabbath, Tony Iommi non è stato certo ad aspettare la pensione. Finita la luna di miele con la sua nuova moglie, il chitarrista ha approfittato dell’attimo di pausa per registrare il primo lavoro da solista. Un’occasione così ghiotta non poteva passare inosservata, ed ecco che saputa la notizia, alcuni dei più noti musicisti sono corsi a dare una mano al buon Iommi. La lista dei contributi è veramente lunga ed ognuno è riuscito a donare un qualcosa di personale per ogni brano di questo disco. L’album si apre con “Laughing man” ed il nerboruto Henry Rollins alla voce. La canzone è stata costruita proprio per lui e vista la sua potenza, non sfigurerebbe certamente in un disco della Rollins Band. “Meat” costruisce la sua morbida atmosfera iniziale intorno alla suadente voce di Skin (Skunk Anansie), per poi esplodere in un poderoso blocco di riffs. Il pezzo con Dave Grohl (Foo Fighters) e Brian May (Queen) ricalca anch’esso fortemente le atmosfere sabbathiane, ma la carica lirica di Grohl fa la differenza e sembra sposarsi perfettamente, specialmente nel ritornello, con la chitarra di Iommi. “Time is mine” è un discreto pezzo doom con Phil Anselmo e anche “Patterns” prosegue sulla stessa linea, ma chiaramente si differenzia per l’uso della voce di Serj Tankian, inusuale rispetto a quello solitamente utilizzato con i suoi System Of A Down. Billy Corgan degli Smashing Pumpkins è della partita nel brano “Black oblivion”, ma è più lui a dominare, piuttosto che Iommi. Ian Astbury è più brillante su questa “Flame on” piuttosto che sul suo ultimo lavoro solista, giungendo quasi a sfiorare le stesse vette che toccarono i suoi Cult in passato. Peter Steele dei Type O’Negative inonda di oscurità e pessimismo “Just say no to love”: con la sua prova si potrebbe anche candidare come miglior probabile cantante dei Black Sabbath (se Ozzy decidesse di capitolare definitivamente). Proprio lo stesso Ozzy con l’amico Bill Ward (3/4 dei Black Sabbath) sono ospiti su “Who’s foolin who”, brano la cui introduzione ricorda la nota “Black Sabbath”. Se non fosse per la velocità d’esecuzione ed alcuni cambi, la somiglianza con “Suicide solutions” del Madman è impressionante. Rispunta dal nulla il biondo Billy Idol su “Into the night”, ripescato dall’oblio in cui versava oramai da anni. Buona la sua prova e ancora grande la voce. Dopo Iommi, ora tocca ai restanti Black Sabbath di stupirci.
(Andrea Paoli)
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