«TAMING THE TIGER - Joni Mitchell» la recensione di Rockol

Joni Mitchell - TAMING THE TIGER - la recensione

Recensione del 04 ott 1998

La recensione

Se "Turbulent indigo" era stato un magnifico ritorno, dopo la prova riuscita a metà di "Night ride home", "Taming the tiger" si candida ad essere il degno successore di quello splendido album, datato 1994. Tra "Turbulent..." e "Taming..." le analogie iniziano con la copertina, per entrambi realizzata con un autoritratto ad olio dipinto dalla stessa Joni. Che, nonostante tutto, vorrebbe considerarsi ancora una pittrice per vocazione e una musicista per passione. Ha amato la musica, Joni, così tanto da rischiare di abbandonarla un paio di anni fa, estenuata da performance live che creavano continui problemi tecnici, fino a quando la realizzazione di un nuovo meccanismo per mantenere il suono delle sue celebri accordature aperte le ha restituito la voglia di salire sul palco con una semplice chitarra e la sua voce. "Taming the tiger" la vede posare in copertina con un gatto tra le braccia e potrebbe essere considerato proprio il suo ‘disco dei gatti’, visto che altri ne saltano fuori dalla galleria di dipinti che Joni ha utilizzato per l’artwork del cd: uno di loro sarà sicuramente "Man from Mars", il ‘marziano’, il micio con cui Joni convive da diversi anni e a cui è dedicato l’omonimo, bellissimo, brano. Sulle canzoni, per chi conosce Joni Mitchell, non c’è molto da dire, se non che ci troviamo di fronte ad una raccolta di canzoni assai ispirata, quasi che i lunghi deragliamenti dal percorso della carriera rinforzino ogni volta ispirazione e motivazioni: non ci sono canzoni per riempire, qui, ma prove d’autore eccellenti, firmate da una personalità che si conosce troppo bene per potersi accontentare di qualcosa che non sia il meglio. Come suggerisce il titolo della copertina, "Addomesticando la tigre" (la frase viene da una sentenza dei Ching che Joni aveva consultato qualche tempo fa) ha a che fare con qualsiasi tipo di espressione di forza naturale. La tigre non si addomestica, il talento è assai difficile da contenere: che ci si trovi di fronte alle crisi di coppia di "Love puts on a new face", critica neanche troppo feroce della personalità maschile che non vuole problemi da risolvere oltre a quelli che dipendono dal suo ruolo, alle vaghe allusioni sulla figlia di recente ritrovata (Joni l’aveva data in adozione 35 anni fa) che si profilano in "Stay in touch", alle splendide armonie acustiche di "The crazy cries of love" e al ritratto con micio di "Man from Mars", per concludere con uno strumentale intitolato "Tiger bones" dalle inimitabili successioni di accordi, la musica di Joni Mitchell è proprio come quella tigre di cui si parla nel titolo. Indomabile, libera e fiera. Niente male, per una pittrice. Tracklist: 1. Harlem to Havana 2. Man from Mars 3. Love puts on a new face 4. Lead balloon 5. No apologies 6. Taming the tiger 7. The crazy cries of love 8. Stay in touch 9. Face lift 10. My best to you 11. Tiger bones
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