«ART OFFICIAL INTELLIGENCE: MOSAIC THUMP - De La Soul» la recensione di Rockol

De La Soul - ART OFFICIAL INTELLIGENCE: MOSAIC THUMP - la recensione

Recensione del 20 set 2000

La recensione

“Art official intelligence” è un disco di cui si parla da tempo, dal 1998, anno in cui se ne aspettava la pubblicazione. Doveva essere un album triplo, o meglio, tre capitoli pubblicati a breve distanza l’uno dall’altro. Così non è stato, per motivi a quanto pare personali dei componenti del gruppo. L’importante, comunque, è che alla fine i De La Soul ce l’hanno fatta a pubblicare il primo tassello del mosaico, il primo perché il gruppo è ancora intenzionato a dare a questo progetto il respiro di tre capitoli che – il condizionale è d’obbligo - dovrebbero vedere la luce nel corso del 2001. “Art official intelligence: mosaic thump”, il primo della serie, è un album che fa capire perché questo trio si sia sempre conservato nel corso degli anni un grande rispetto non solo da parte del pubblico, ma anche di molti rapper attualmente in circolazione. I campionamenti per loro non sono mai stati un mezzo per rimediare il giusto groove o sfruttare un ritornello famoso, ma lo spunto per costruire qualcosa, attingendo spesso a un repertorio che certo non ci si aspetta di trovare in un disco hip hop (ricordate “Ring ring ring” che utilizzava “Name and number” dei Curiosity Killed The Cat?). Mase, Dave e Pos forse non sorprendono più come una volta, ma hanno dalla loro un’apertura sempre maggiore nei confronti dei mutamenti che il mercato discografico ha vissuto nel corso degli anni e che evidentemente hanno preso in considerazione. Non è un caso infatti che abbiano voluto più produttori, più ospiti. C’è Busta Rhymes e il sound di Rockwilder in “I.C. Y’all”, quello di JayDee con D.V. in “Thru da city”; Indeed e Mr. Khaliyl in “Set the mood”, Supa Dav West in “Copa (Cabanga)” e “U can do (life)”; Ad Lib (cugino di Mase), Xzibit, Scratch dei Roots e Tash in “My writes”; Redman in “Oooh”. “Art official intelligence: mosaic thump” è un album in cui la divisione dei pezzi non sarebbe stata necessaria, non perché il disco risulti omogeneo, ma perché non si capisce dove finisca una traccia, cominci un intro e dove inizi l’altra. Forse i De La Soul vogliono dare una lezione a quanti i dischi preferiscono masterizzarli che comprarli? Di certo è un album che soddisfa molti palati: i fan dei De La Soul ma anche quelli dei rapper più “moderni”; un disco che conferma il loro valore e crea curiosità circa i prossimi due capitoli e le loro possibili inclinazioni artistiche. Se questo è l’album della diversità (confermata anche dalla presenza di Chaka Khan in “All good” e quelle di Mike D e Ad Rock dei Beastie Boys in “Squat!”), i prossimi saranno davvero difficilmente etichettabili, soprattutto considerando alcuni dei nomi dati per certi da indiscrezioni: Drew Barrymore, Samuel L.Jackson, Cee-lo dei Goodie Mob e Sade. Non ci resta che aspettare.
(Alessandra Zacchino)
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