«LET ALL THAT WE IMAGINE BE THE LIGHT - Garbage» la recensione di Rockol

Garbage: musica come arma critica, di affermazione e resistenza

Il nuovo album di Shirley Manson e soci accende la luce tra ferite, memoria e consapevolezza

Recensione del 02 giu 2025 a cura di Elena Palmieri

Voto 7.5/10

La recensione

C’è qualcosa di indistruttibile nel cuore dei Garbage, qualcosa che continua a vibrare anche quando tutto sembra spegnersi. Con "Let all that we imagine be the light”, l’ottavo album in oltre trent’anni di carriera, la band torna a farsi sentire dopo un periodo intenso, per affrontare le conseguenze degli ultimi anni e dopo la lunga riabilitazione di Shirley Manson per un intervento all’anca. Invece che cedere al buio, il gruppo ha deciso di trasformare il dolore in visione, mettendo al centro l’immaginazione come unica forma possibile di futuro. “There is no future that can’t be designed / With imagination and a beautiful mind”, canta Manson nell’apertura “There’s no future in optimism”, ribaltando con lucidità poetica il nichilismo del titolo. Il brano, tra suggestioni elettroniche e slanci alt-pop, costruisce un incipit che non cerca solo risposte, ma soprattutto consapevolezza.

Dopo il politico “No gods no masters” del 2021 (qui la nostra recensione), questo nuovo lavoro si presenta come il suo contraltare emotivo: un disco cupo nei toni, ma attraversato da un desiderio ostinato di dolcezza, gentilezza e cambiamento. "La rabbia espressa nel disco precedente non mi serviva più, non era più utile. Eravamo già lì, nel disastro: indignarsi non sarebbe bastato. E ho capito di voler lasciare un filo di speranza, per chiunque scelga di ascoltare questa musica", ha racconta la frontwoman dei Garbage nell’intervista per Rockol.

La struttura sonora del disco, plasmata da Butch Vig, Duke Erikson e Steve Marker, si muove su territori profondamente stratificati, dove synth analogici, chitarre abrasive e progressioni armoniche inquiete danno forma a paesaggi emotivi tesi e intimi. Dallo scontro esistenziale a Barcellona raccontato in "Have we met (The Void)”, si passa a "Sisyphus”, che con il suo incedere rarefatto, disegna un sogno che si sgretola sulla salita di un amore impossibile. "Radical” concentra poi la tensione emotiva in un crescendo che combina dinamiche cinematiche, riff nervosi e un canto che non implora, ma dichiara.

La rabbia, che da sempre alimenta il fuoco dei Garbage, non scompare ma si trasforma in lucidità. In “Chinese fire horse”, Manson affronta con feroce intelligenza chi le suggerisce di farsi da parte, rivendicando con forza il proprio corpo e la propria mente: “I’ve still got the power in my brain and my body / I’ll take no shit from you”. Lo stesso spirito si ritrova in “Get out my face AKA bad kitty”, dove l’attacco frontale all’intolleranza non lascia spazio a compromessi. Più che cedere all’idea che con il tempo l’urgenza artistica si affievolisca, la band dimostra come si possa continuare a usare la musica come arma critica, come strumento di affermazione e resistenza.

Nel finale, tutto converge in una visione estatica. “The day that I met God” chiude l’album con una sorta di ballata elettronica, eterea, che fonde beat dilatati, atmosfere quasi bowiane e una narrazione interiore che tocca il sublime. Manson racconta un’esperienza di rivelazione vissuta sotto l’effetto degli antidolorifici, descrivendo Dio con le sembianze di “everyone I’d ever loved”. In questa immagine, che raccoglie amore, lutto, empatia e liberazione, si compie il senso più profondo del disco: non quello di cercare una luce artificiale, ma di riconoscere quella che ci abita, anche nei momenti più oscuri. Garbage non chiedono attenzione: la pretendono, continuando a essere un’eccezione pulsante nel panorama del rock alternativo contemporaneo.

Tracklist

01. There's No Future In Optimism (03:20)
02. Chinese Fire Horse (04:03)
03. Hold (04:33)
04. Have We Met (The Void) (05:11)
05. Sisyphus (05:11)
06. Radical (04:20)
07. Love To Give (04:24)
08. Get Out My Face AKA Bad Kitty (04:36)
09. R U Happy Now (03:39)
10. The Day That I Met God (05:59)
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