«THE BEDROOM TAPES - Carly Simon» la recensione di Rockol

Carly Simon - THE BEDROOM TAPES - la recensione

Recensione del 23 ago 2000

La recensione

Per uno strano scherzo del destino, colei che negli anni ’70 cantava “You’re so vain”, ironica invettiva contro un lui troppo preso da se stesso – all’inizio si disse che era dedicata a Mick Jagger, che tra parentesi cantava anche i cori di quel disco (“No secrets”, 1972), poi si capì, e nessuno smentì, che era Warren Beatty il destinatario – è diventata, nell’iconografia del rock, proprio il ritratto di quella canzone. Bionda, bella, famosa, dedita a un easy listening scialbo e dalle pretese anzitutto commerciali, la Carly Simon del suo peggior periodo è ben lontana dalla promettente folksinger che aveva ammaliato un po’ tutti in inizio di carriera (perfino James Taylor, che se la sposò). Erano altri anni, certo, 1971 e successivi; la bella Carly oggi va per i 55, e non solo. Diversi casini si sono interposti tra lei e la serenità, e non ci riferiamo soltanto al successo svanito. Cancro al seno, le avevano detto qualche anno fa: lotta dura senza paura, aveva risposto lei, ma di paura ne aveva, e parecchia. “The bedroom tapes” è il disco del ‘dopo’, che rompe un silenzio durato sei anni e un lungo periodo di isolamento e sofferenza. Il titolo dell’album viene dalla stanza da letto della figlia di Carly, sita nella casa di Martha’s Wineyard in cui la bionda artista ha vissuto per circa trent’anni. E quella stanza è il posto che Carly ha riempito di strumentazione e impianti di registrazione, facendo tutto da sola, tranne quando si è risolta a chiamare qualche musicista per i ritocchi oppure qualche ospite – Liam O’Maonlai (ricordate gli Hothouse Flowers?) – per cori o duetti. Il risultato è un disco tanto sofferto nelle premesse quanto sereno nei risultati, che recupera in pieno dimensioni e progressioni folk, venandole di una gradevole e inaspettata coloritura irlandese, come in quello che per molti versi è il brano principale del lavoro, “Scar”, la canzone che racconta del cancro: “Un uomo che una volta frequentavo mi ha detto che voleva vedermi/gli ho detto che ero stata malata e che stavo guarendo/gli ho raccontato un po’ di dettagli generici/ mi ha detto “è terribile” e non si è più fatto vivo/ Che dono travestito/ quel povero pupazzo/ così spaventato della sfortuna e sempre in guardia/un grande uomo sa amarti anche di più quando soffri/e un uomo davvero grande sa amare una bella cicatrice”. Ma c’è dell’altro, da scoprire in questo album, e sebbene niente di quanto si ascolti sia imprescindibile, “The bedroom tapes” è un bell’ascolto per gli appassionati di quel mondo: James Taylor, Jackson Browne, Joni Mitchell...and Carly Simon, still orbiting. Complimenti per il carattere e per l’ispirazione.
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