«NAVA - Nava» la recensione di Rockol

Nava - NAVA - la recensione

Recensione del 22 ago 2000

La recensione

Sebbene possa non essere popolare nel circuito della musica latina arrivata e consumata in Italia, il nome di Nava è da diverso tempo conosciuto nei paesi latini e negli Stati Uniti, anche per merito delle svariate collaborazioni avute da questo songwriter portoricano con alcune star della musica latina d’esportazione, vedi India e José Feliciano. Adesso arriva questo primo album come solista a presentare il progetto Nava come individuale e completo, e bisogna dire che merita. “Nava” è un disco latino nel vero senso della parola, ossia senza tutte quelle furbizie che riempiono di espedienti, guest e canzoni furbette molta dell’attuale produzione dedicata al mercato: lì tutto scintilla, tutto è in primo piano, anche la polvere che riveste da anni la musica cubana tradizionale e gli ottoni dei vecchi bar de l’Avana è stata spazzata via, e adesso, tra una pubblicità di un rum e di un villaggio vacanze, di quel mondo si celebra l’eterna giovinezza. Tutto per creare un immagine di paradiso, anche musicale, da portare in giro per il mondo. “Nava” non appartiene a questo mondo, la sua musica portoricana può essere trascinante e contagiosa così come lenta, pigra e suadente, racconta storie e evoca paesaggi umani prima ancora che geografici. Sembra di ascoltare un concerto registrato da uno qualsiasi degli spettatori, che si aggira nella sala con una di quelle telecamerine digitali formato vacanze: il fuoco dell’audio si sposta di continuo, lascia intuire altro mentre racconta, e comunque è ben lontano dal lavoro di produzione di molti dischi che assemblano suoni come mattonelle dividendosi gli spazi delle frequenze. Qui è tutto molto più artigianale, anche le voci della coppia (romana?) catturata all’arrivo in albergo mentre telefona ai genitori a casa per la solita sequela di formalità da sbarco del tipo ‘siamo arrivati, voi come state, ecc...’. Ma la fusione dello stile portoriqueno con ritmi e generi che Nava conosce bene – il reggae, il rock, il soul – regala a questo disco una grana diversa, approfondendone la dimensione d’ascolto e rendendolo più interessante e frammentato con il trascorrere degli ascolti. In conclusione un bell’esordio, per un musicista che manca soltanto del dono dell’hit, in questo momento, ma visto il suo curriculum passato (premi Ascap per la miglior canzone latina dell’anno) non dovrà sforzarsi più di tanto per rimediare.
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