«GERSHWIN'S WORLD - Herbie Hancock» la recensione di Rockol

Herbie Hancock - GERSHWIN'S WORLD - la recensione

Recensione del 18 dic 1998

La recensione

Hancock lo ha definito il suo progetto più impegnativo, e forse, a ben guardare, non ha tutti i torti. Per quanto il mondo di Gershwin abbia infatti saputo rappresentare una sorta di terra promessa per tutti i jazzisti, tante e tali le variazioni che il talento può concepire e costruire sulle sue armonie, ripercorrere sulla tastiera del piano uno dei canzonieri più famosi del mondo e farlo, per giunta, in occasione del centenario della nascita di Gershwin, appare quanto meno spavaldo. Naturalmente sarebbe così se non stessimo parlando di Herbie Hancock, 58 anni di cui almeno quaranta trascorsi chino sulla tastiera e la capacità di far brillare un gusto e una poetica genuinamente jazz in tutto ciò che tocca. Questo tributo a Gershwin non fa eccezione, al punto che Hancock inserisce, accanto ai classici del repertorio, anche alcune composizioni a lui molto care e che probabilmente avrebbe apprezzato lo stesso autore: si parla del bluesman W.C. Handy ("St. Louis blues") , del grande pianista James P. Johnson ("Blueberry rhyme"), del compositore di musica ‘colta’ Maurice Ravel (suo il "concerto per piano e orchestra in sol"), e addirittura di Duke Ellington (con "Cotton tail"), ciascuno di loro capace di spartire con Gershwin il suo tratto artistico predominante: curiosa la figura di quell’uomo quanto frenetica era la sua curiosità della musica e strabiliante la capacità di sintetizzarne a meraviglia influenze e contenuti, metabolizzando mondi diversi e ponendoli in un contesto totalmente nuovo. In questo senso risulta più facile capire perché, una volta che Maurice Ravel arrivò negli Stati Uniti, chiese di poter conoscere in primis Gershwin. Così come si capisce anche che dietro la scelta del brano di Ellington si vuole premiare la fantasia e l’estro armonico di quanti trassero dalla musica di Gershwin (in questo caso "I got rhythm") la linfa vitale per mille e mille composizioni. Oltre a dei compositori ‘ospiti’, però, Hancock ha chiamato a partecipare alle registrazioni anche degli amici musicisti: è il caso di Joni Mitchell (sua la voce in "The man I love" e "Summertime"), Stevie Wonder ("St. Louis blues") e della cantante lirica Kathleen Battle (suo l’accompagnamento vocale sul "Preludio in do# minore"). Non mancano strumentisti d’eccezione, come Stanley Clarke, Ira Coleman, Kenny Garrett e Chick Corea, con il quale Hancock si esibisce in un duetto per pianoforti sulla splendida "Blueberry Rhyme". Una rilettura originale, quella di Hancock, e capace di viaggiare in bilico tra tentazioni ‘colte’ e l’indomabile spirito del jazz. Come del resto da lui è lecito aspettarsi.

Tracklist:
"Overture" (Fascinating rhythm)
"It ain’t necessarily so"
"The man I love"
"Here come de honey man"
"St.Louis blues"
"Lullaby"
"Blueberry rhyme"
"It ain’t necessarily so (interlude)"
"Cotton tail"
"Summertime"
"My man’s gone now"
"Prelude in C# minor"
"Concerto for piano and orchestra in G, 2nd movement"
"Embreaceable you"

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