«DECADANCE - Comunicazione Corrotta» la recensione di Rockol

Comunicazione Corrotta - DECADANCE - la recensione

Recensione del 15 lug 2000

La recensione

Il debutto dei Comunicazione Corrotta, gruppo romano che piace tanto ad Antonello Venditti - che infatti ha prodotto questo “Decadance” – mette in evidenza fin da subito due caratteristiche del trio: la buona formazione di musicisti che i componenti hanno alle spalle e una certa “erudizione” che emerge in testi che spesso ricorrono a immagini non proprio ovvie, mescolando l’aulico per poi tornare al più terreno dei terreni (“Meriggiare pallido e assorto/ nel mio borghese alter ego costruito/ proletario virtuale ed espressionista come Eraclito (…)/ Ma in fondo alla merda c’è il vivere” recita il brano “Instabile”). Nelle loro canzoni, Luca Pardo, Zappis e Carlo Fadini ci mettono ciascuno un po’ dei loro gusti musicali, che spaziano dal metal (l’attacco di “Anarkika estate” ne è una prova), al rock d’atmosfera (“Cannellino”) alla canzone italiana (“Donna o giostra”), alla world music (“I colori dell’imbuto”), alla musica elettronica (l’attacco di “Instabile” che si risolve poi in suggestioni pop vagamente anni Ottanta, come pure la title track che parte arrabbiata per poi diventare un tormentone dance). La singolarità della formazione, con due voci protagoniste, quelle di Pardo e di Zappis, e l’abilità nel mescolare suggestioni musicali anche molto lontane, portano i “Comunicazione corrotta” a confezionare in alcuni casi brani che hanno un suono che convince, e con il pregio di avere un carattere ben preciso. Quanto ai testi, i Comunicazione Corrotta parlano preferibilmente d’amore, quello che, complice l’estate, può godere di qualche libertà in più come in “Anarkika estate”, o quello che è un po’ tormentato (“Donna o giostra”, “Coltivando fiori distruggendo”, “Avessi anch’io una vita da nasconderti”). I Comunicazione Corrotta, comunque, convincono di più nei brani grintosi, un po’ meno nelle ballate che sono spesso, anche se non sempre, piuttosto prevedibili. Un rischio è all’orizzonte, ascoltando questo album di debutto, quello di un eccessivo manierismo, un’eccessiva ricerca della citazione dotta, della contorsione nei testi e nei suoni, che finisce per rendere tutto il discorso un po’ freddo. Un po’ più di spontaneità non guasterebbe.

Tracklist
“Intro”
“Anarkika estate”
“Donna o giostra”
“Cannellino”
“Notte enorme”
“Instabile”
“Coltivando fiori distruggendo”
“I colori dell’imbuto”
“Avessi anch’io una vita da nasconderti”
“Fine”
“Decadance”
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