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Recensioni / 06 lug 2000

A Perfect Circle - MER DE NOMS - la recensione

MER DE NOMS
Virgin (CD)
Un cerchio perfetto. Questa è la traduzione letterale del nome di questo nuovo gruppo difficilmente catalogabile, rappresentante la congiunzione completa tra poesia, musica e arte. I musicisti più noti che hanno preso parte a quest’avventura sono Maynard James Keenan (già frontman dei Tool), Billy Howerdell (tecnico e collaboratore di Smashing Pumpkins, David Bowie, Nine Inch Nails) e Josh Freese (Vandals, Devo, Guns N’ Roses). Ed è proprio per la caratura dei personaggi nominati poco sopra che numerose sono state le supposizioni create intorno alla band prima ancora che venisse alla luce “Mer de noms”. Appreso il nome di Keenan, molti si aspettavano infatti che gli A Perfect Circle fossero una sorta di ideale continuazione dei Tool, gruppo di culto che oramai da qualche anno a questa parte non aveva prodotto ancora nulla di nuovo dopo l’eccellente “Aenima”. Una volta però compiuto l’approccio con “Mer de noms” ci si accorge che gli A Perfect Circle sono una struttura a se stante, dove dei Tool emerge solamente la splendida voce di Keenan. Non ci sono state alcune limitazioni di sorta nel concepimento dei brani: Howerdell e Keenan hanno avuto campo libero e si sono sbizzarriti nello sperimentare nuove sonorità ben più profonde e complesse di quelle con cui di solito avevano a che fare nei rispettivi progetti. Comunque sia, il rock regge egregiamente l’intero lavoro ma in molti punti sembra quasi essere sopraffatto dalle magiche ed astratte liriche di Keenan, incise sulla spessa architettura sonora tessuta da Howerdell. Il primo singolo estratto è “Judith”, forse l’unica canzone avvicinabile ai Tool per il suo carattere elettrico, mentre “3 libras” pur godendo di un giro di chitarra semplice riesce ad affascinare per la sua complessità strutturale. Difficilmente “Mer de noms” tenderà ad avere dei momenti di stasi (forse l’unico è nel brano “Thomas” e nello strumentale “Renholder”), ma se ciò dovesse accadere durerebbe solamente lo spazio di un attimo. Questo meraviglioso side project ha le carte in regola per diventare qualcosa di più grande: non ci meraviglieremmo più di tanto se ad un certo punto Keenan mettesse i Tool in secondo piano rispetto agli A Perfect Circle.